Effetto (si spera) Pisapia.
Correvano gli anni ’20 e a Milano veniva battezzato il nascente fascismo che da qui a breve avrebbe marciato su Roma. Nella stessa città, a piazzale Loreto, qualche decennio dopo si chiudevano definitivamente i conti col Ventennio, pronti per scrivere le pagine bianche di quella che sarebbe diventata la Prima Repubblica. Ed ancora una volta, la città meneghina negli anni ’90 torna protagonista del panorama italiano con Tangentopoli e la ‘discesa in campo’ di Berlusconi, a celebrare l’avvento della Seconda Repubblica e la fine dei partiti storici.
Sembrerebbe quindi evidente da questi dati, come ogni svolta della storia moderna politica italiana sia sempre stata maturata nella capitale di un Nord operoso, sotto l’occhio vigile della ‘bela Madunina’… se così realmente fosse, questa volta Milano dovrebbe essere anche cittadina protagonista della fine del berlusconismo, affascinata ancora una volta, come negli anni passati, da spirito di cambiamento ed innovazione. Affinchè ciò accada, Milano e i Milanesi deve, devono farsi e lasciarsi conquistare.
Così era successo con Berlusconi: aveva debuttato rifiutandosi di trasformare il Suo partito in un comitato elettorale-azienda, conquistando chi, nel ceto moderato e non solo, sentiva esigenza di rinnovamento per cambiare e crescere. Poi, anno dopo anno, sposando il solo programma delle leggi ‘ad personam’, insultando i magistrati e sparando contro il Quirinale, ha trasformato la politica nel tifo che grida “arbitro venduto” e irride gli avversari. Insomma un nulla a che vedere con il razionale pragmatismo e compostezza milanese e con l’Italia migliore che sfida la crisi economica con il coraggio di chi ogni giorno lo vive con onore e trasparenza. Nella sua smania onnivora Berlusconi ha trascinato con sé anche la Lega, che certo urla quando le sue bandiere vengono radunate lungo il Po, ma che ha sempre avuto a cuore la politica concreta del giorno per giorno e i legami con la sua gente, reggendo finché è rimasta movimento estraneo a vizi e vizietti di partito. Sul punto di toccare il fondo, anche il movimento caratterizzato dal sole della Alpi, ha lanciato il suo grido d’allarme, sull’onda dell”’historia docet’: se non si vince a Milano, che si fa?
Dall’altro lato una candidatura vincente di Pisapia: l’avvocato composto, uomo impegnato che si vuol far passare per estremista, ma che incarna in realtà le virtù riformiste della moderazione e del garantismo giudiziario. Una figura poco incline a logiche di partito per seguire metodi nuovi fino a oggi a noi estranei che piace e potrà sperare di competere e si spera di vincere. Ecco perchè anche a noi il buon vecchio Giuliano piace. E piace soprattutto nell’ottica di esponente di un cambiamento che da Milano è pronto a soffiare sul paese intero, giusto per non smentire il fatto che ogni cambiamento storico-politico aveva come sfondo la bella Milano. Importante è che Milano ascolti il lamento del Paese, molli gli ormeggi dello status conservativo tendente al passivo e torni a scommettere sul cambiamento. Una Milano che, nella storia moderna ci mette la faccia, visto che B. non ce la potrà mettere più.
Barbara Michelin
1300 firme contro i tagli al trasporto pubblico locale
Più di 1300 firme in meno di due mesi, raccolte negli istituti superiori della provincia e nei gazebo davanti alle stazioni dei treni. È questo il risultato della raccolta firme, promossa dai Giovani Democratici, per chiedere alla Provincia di Vicenza e ad FTV di non far pagare agli studenti e alle famiglie i tagli inferti al trasporto pubblico nel bilancio regionale. La raccolta firme proseguirà fino al termine dell’anno scolastico, quando i fogli con le firme saranno ufficialmente consegnati al Presidente Schneck.
“E’ un grande risultato -commenta il segretario provinciale dei GD Giacomo Possamai – che denota quanto questo problema stia a cuore agli studenti. E questa volta non possono dire che non ci sono i soldi: per colmare il buco basterebbe far pagare l’abbonamento a fasce progressive di reddito come si fa con l’ISEE all’università, oppure reintrodurre l’addizionale IRPEF a livello regionale. Vogliamo lanciare un’altra proposta: si crei, anche nella nostra provincia, come in tutte le aree sviluppate, l’abbonamento unico bus più treno, che consenta agli studenti di viaggiare con un unico biglietto su tutti i mezzi pubblici. Sarebbe una prima vera rivoluzione”.
Molto duro sulla vicenda anche il consigliere provinciale PD Matteo Quero: “La Lega e la destra perseguono una politica iniqua dove a pagare sono sempre i più deboli. Le stesse agevolazioni (2 milioni di euro per il 2010) relative agli abbonamenti FTV che hanno portato all’abbattimento dei costi per gli studenti non portano ad una reale equità – prosegue il consigliere – in quanto danno la stessa cifra a tutti, indipendentemente dal reddito familiare. Alla luce di questo drastico taglio proporrò in Consiglio di procedere ad una rimodulazione delle agevolazioni in base al reddito”.
Non si rassegna ad un servizio pubblico a mezzo servizio nemmeno il consigliere regionale PD Stefano Fracasso: “Un Veneto in ritardo sul trasporto pubblico che parla ancora troppo di strade e troppo poco di metropolitana. Chiederemo in sede di assestamento che siano ripristinati i fondi per il trasporto pubblico: il rischio è di far pagare ai cittadini pendolari e all’ambiente le conseguenze di questi tagli. Le aziende vicentine di trasporto pubblico sono sane e devono essere messe nelle condizioni di migliorare i loro servizi”.
Come si impara ad insegnare?
Alla domanda “Che cosa vuoi fare da grande?” un bambino potrebbe rispondervi “L’astronauta”, anche se non siamo più ai tempi dell’ormai mitologico Yuri Gagarin, o più facilmente, “il calciatore”, “il cantante”, o magari anche “Il concorrente del Grande Fratello”.
Difficile che un bambino vi risponda che vuole fare l’insegnante. E questo per due motivi.
In primo luogo, quella dell’insegnante è una professione attualmente poco ambita perché poco riconosciuta socialmente. L’insegnante, oggi, non gode più di quell’aura di professionista del sapere che lo ammantava una generazione fa. Spesso oggi l’insegnante è considerato un ammaestratore di allievi; egli deve in primo luogo controllare che mentre sono sotto la sua sorveglianza non si gettino dalla finestra credendo di essere Superman o non picchino i compagni.
In secondo luogo, è difficile che qualcuno vi dica che gli piacerebbe fare l’insegnante perché, a tutt’oggi, non si sa come fare ad accedere alla professione.
La formazione degli insegnanti è stata un aspetto cui ogni governo ha inteso mettere mano, provocando una confusione ed una sovrapposizione normativa senza pari. Conseguenza di tali intrecci burocratici sconsiderati sono le colonne di precari che affollano le graduatorie, spesso affrontando travagli amministrativi inenarrabili per raggranellare qualche scarno punto in più. Allo stato attuale, la formazione degli insegnanti è un buco nero. Sull’argomento regna la deregulation più selvaggia; la recente riforma Gelmini, che di fatto ha apportato modifiche sostanziali anche su questo tema, non è stata però incisiva nel metterle in atto: il “New Deal”, il nuovo percorso della formazione degli insegnanti appare ammantato da un alone di mistero.
Se nel passato la scuola ha rappresentato un ammortizzatore sociale come alcuni sostengono, non si capisce perché tale situazione debba apparire come irrisolvibile e continuare a pesare sulle generazioni successive. Continuare a non investire nella formazione significa dare al Paese teste condizionabili, prive di senso critico, nonché professionalità deboli e competenze fragili, che fanno acqua da tutte le parti.
Insegnanti poco motivati, la cui professionalità non è riconosciuta e la cui formazione è traballante, fanno della scuola un’istituzione debole, che non accompagna i ragazzi nella loro formazione e che non li incoraggia a pensare. Che sia questo il vero obiettivo? È meglio una testa ben fatta che una testa ben piena, ma forse qualcuno continua a credere che meglio di tutto sia una testa vuota.
Giulia Turra
L’Acqua è un bene di tutti e non va privatizzata
Il 12 e 13 giugno gli italiani saranno chiamati alle urne per il tanto atteso referendum. E’ importante andare a votare e barrare la casella del SI’ in tutti e quattro i quesiti per dire no alla costruzione di centrali nucleari, al legittimo impedimento e alla privatizzazione dell’acqua. Per quanto riguarda quest’ultimo tema è una vergogna che si possa mettere in discussione la gestione pubblica degli acquedotti. L’acqua è un bene comune, un diritto di tutti e non una merce. L’acqua non deve essere un interesse di pochi, la sua gestione pubblica è fondamentale in quanto è uno degli elementi portanti di una società che si vuole definire democratica. Speculare su un prodotto come l’acqua sarebbe semplicemente un ladrocinio, in quanto il gestore privato potrebbe decidere il suo prezzo in maniera praticamente arbitraria e condizionare così migliaia di persone. I quesiti riguardanti la gestione dell’acqua che con questo referendum possiamo abrogare votando Sì sono due. Il primo riguarda le “Modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica”, il secondo la “Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito”. E’ evidente che il Governo mediante questi provvedimenti vorrebbe mettere in atto una politica di privatizzazione indiscriminata che andrebbe a colpire migliaia di utenti e a remunerare lautamente quei pochi gestori che inizierebbero a far soldi sulle spalle dei cittadini. Per migliorare la gestione degli acquedotti la soluzione della privatizzazione non è certo la via più efficace e meno indolore per le tasche degli italiani. Certo, in parecchi casi la qualità del servizio è discutibile e migliorabile, ma esempi virtuosi come quello delle nostre Acque Vicentine dimostrano che l’acqua può essere garantita a tutti ad un equo prezzo e con una gestione di eccellenza. Il Governo ha fatto la furbata abrogando il referendum sul nucleare un mese prima del voto, una vergogna senza precedenti. Come ha scritto Sergio Rizzo in un articolo del Corriere qualche settimana fa, “ci manca soltanto che con qualche geniale trovata adesso si cerchi di evitare pure il referendum sulla privatizzazione dell’acqua”. Sarebbe l’ennesima prova di quanto antidemocratico e illiberale si stia rivelando questo Governo, che arriva a mettere in discussione un diritto sacrosanto come quello del referendum abrogativo, procedimento previsto dall’art. 75 della nostra Costituzione.
E’ tempo di cambiare, è tempo di far valere il proprio diritto al voto per non lasciare che a decidere per noi continuino ad essere gli altri. Il 12 e 13 giugno possiamo tornare a dire la nostra e fermare la barbarie della privatizzazione dell’acqua.
Alberto Carpenedo
Il Giornale di Vicenza, 28.04.2011, pag. 17
Altro che concordia, la Giovane Italia festeggia il 25 aprile con le bandiere fasciste
Esprimiamo grande preoccupazione per i continui attacchi alla Costituzione e alla Repubblica, nei suoi diversi poteri, espressi dal Presidente del Consiglio e dai parlamentari, dirigenti e simpatizzanti del Pdl.
Oltre all’incomprensibile proposta di ddl di cui abbiamo già riferito la scorsa settimana per l’eliminazione della XII norma transitoria della Costituzione ( “E’ vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del neodisciolto partito fascista)”, i manifesti ingiuriosi verso la Magistratura a Milano, l’inutile e pretestuosa polemica dell’assessore Donazzan contro il Sindaco di Vicenza Variati; ora spunta un’incredibile fotografia che ritrae numerosi membri della Giovane Italia (i giovani del Pdl) che festeggiano il 25 Aprile con saluti romani e bandiere della RSI.
Superando la tristezza per la profonda ignoranza storica che sottende tali gesti e iniziative, il dato che più deve allarmare è che a compiere questi gesti siano i dirigenti vicentini della Giovane Italia, gli stessi che poche ora prima parlavano di unità nazionale e riconciliazione proponendo addirittura di cambiare il nome del Museo del Risorgimento e della Resistenza!
Con la speranza che il confronto politico si basi sempre sulle proposte, sulle idee ed il rispetto degli avversari politici ci auguriamo di non doverci più trovare a commentare simili iniziative e che i responsabili siano invitati a riflettere sull’importanza del ricordo delle persone che perché ognuno potesse esprimere liberamente la propria opinione hanno sacrificato la vita. [G.G.]









