Paghi chi non paga mai!

Noi Giovani Democratici del circolo “Gian Attilio Dalla Bona” della Valle dell’Agno apprendiamo con preoccupazione e dispiacere i contenuti della manovra presentata dal Governo.

Una manovra che pesa sulle tasche di chi ha meno, in particolare delle famiglie che si vedono tagliare di netto gli sgravi fiscali.
Una manovra che diminuisce ulteriormente i trasferimenti agli enti locali facendo fare a Comuni e Regioni –anche nella nostra Valle dell’Agno – il “lavoro sporco” di innalzamento della pressione fiscale sui cittadini.
Una manovra che con il “contributo di solidarietà” colpisce il ceto medio dei “rintracciabili”, facendo pagare chi già paga.
Una manovra che, soprattutto, pur facendo pagare un prezzo alto a chi ha di meno, non spingerà di un millimetro il Paese in direzione della crescita. Anzi, togliendo a chi – i ceti medi e bassi – ha più bisogno di consumare, deprimerà la domanda interna dell’Italia, facendola avvitare in una spirale dalle conseguenze nefaste.

Per questo, anche nella Valle dell’Agno, noi Giovani Democratici ci impegneremo attivamente nel contrastare le politiche sbagliate del Governo di Berlusconi e Bossi. Ma criticare senza proporre solitamente non porta da nessuna parte. Per questo porteremo avanti le nostre proposte (che si possono già leggere sul nostro profilo Facebook) per una manovra che, senza toccare i saldi, incida non sulla povera gente, ma su chi può permettersi, in un momento di difficoltà per il nostro Paese, uno sforzo maggiore. Il messaggio deve essere chiaro: PAGHI CHI NON PAGA MAI!

Alberto Carpenedo e Alberto Trivelli
coordinatori del circolo GD “Gian Attilio Dalla Bona”
della Valle dell’Agno

18/08/2011 comunicato stampa Lascia un commento

Solidarietà ai lavori della MML di Agugliaro

Noi Giovani Democratici della provincia di Vicenza guardiamo con particolare attenzione alla vicenda MML di Agugliaro. In particolare, esprimiamo la nostra più forte solidarietà agli uomini e alle donne che in queste ore stanno occupando lo stabilimento per difendere il futuro proprio e delle proprie famiglie.

Il dramma della delocalizzazione distruttrice, quella delocalizzazione che lascia i lavoratori senza occupazione e con scarsa possibilità di ricollocazione, affligge da anni il vicentino, e da anni trova la politica impreparata e senza risposte. Noi pensiamo che sia compito delle istituzioni impegnarsi per saldare alla richiesta di produttività e di efficienza economica i sacrosanti diritti dei lavoratori, a partire dal fondamentale diritto al lavoro. Assistiamo quindi con sorpresa all’assoluto disinteresse dell’amministrazione di Agugliaro e della provincia di Vicenza di fronte a queste quaranta famiglie che rischiano di rimanere senza un’importante (se non essenziale) fonte di reddito. Riteniamo inoltre scorretto da parte della dirigenza Lamborghini/Volfkswagen l’aver cercato di spostare i macchinari dallo stabilimento senza nessun preavviso e in barba agli accordi intercorsi con le rappresentanze sindacali.

Per questa vicenda, come per altre analoghe, riteniamo che la via maestra sia la riconversione degli impianti in produzioni economicamente sostenibili mirata alla salvaguardia dei posti di lavoro, riconversione che lo Stato deve incentivare ed aiutare, non lasciando preclusa nessuna possibilità, a partire da quella della gestione cooperativa da parte dei lavoratori stessi.

 


18/08/2011 comunicato stampa Lascia un commento

Vicenza contro la xenofobia

150 rose, rosse e bianche, depositate da altrettante persone davanti alla statua di Ghandi in Campo Marzo, così si è conclusa la marcia in solidarietà delle vittime degli attentati in Norvegia di Oslo e Utoya, ad una settimana di distanza. Un corteo accompagnato dal silenzio, partito dalle Poste in Contrà Garibaldi preceduto dallo striscione “Vicenza contro la xenofobia”, poche frasi di commiato dallo speak-corner.

Sono stati due attentati volti a colpire l’apertura della società norvegese allo straniero, una strage quella dei ragazzi dell’AUF, il movimento giovanile del partito del premier, sull’isola di Utoya con il chiaro obiettivo di tappare le ali ad una visione aperta e democratica per il paese, colpendone le basi del suo futuro sviluppo.

Non ci sono stragi di minor o maggiore importanza, la tragicità di questi episodi non è dato dalla somma delle sue vittime, come non ci sono morti di serie A o di serie B. Ma per noi giovani democratici ha significato qualcosa di più, qualcosa di più toccante è penetrato nella profondità delle nostre coscienze lasciando un segno. Stiamo parlando di ragazzi tali e quali a noi, impegnati civicamente e politicamente, ragazzi con un sogno e le tutte le forze per realizzarlo, costruire in mezzo alle tante ombre qualche oasi di luce nei nostri giorni.

E forse la Norvegia lo era veramente un’oasi di serenità ed integrazione, nella sua, forse spregiudicata, semplicità che l’ha vista colta inerme in un momento come questo e al rinnescarsi di idee da tempo assopite. Da parte nostra ci auguriamo che quest’oasi felice non si perda per questo, e che i norvegesi, soprattutto a partire dai giovani, abbiano la forza di reagire, ma non contro l’accaduto o l’attentatore, contro il rinascere di certe idee attraverso una proposta politica, non ideologica.

Alcuni giorni dopo l’attentato il segretario nazionale dell’AUF, Eskil Pedersen, ha rilanciato ‎”Non ci faremo zittire, in onore di chi ha perso la vita. Continueremo a tenere alti i nostri ideali di tolleranza e antirazzismo.” Non siete soli in questi momenti, lo faremo sempre con coraggio anche noi.

Matteo Bidese

2/08/2011 Eventi Lascia un commento

Grazie, Giorgio

Da parecchi mesi assistiamo ad un continuo e progressivo degrado della politica di Governo e delle istituzioni, di alcuni ministri, sottosegretari e parlamentari. Non solo il Premier ma anche uomini a lui vicini o vicinissimi, vedi Gianni Letta e Alfonso Papa, sono al centro di inchieste e di sospetti che la dicono lunga sulla compromissione del Governo con i poteri occulti, che da quanto emerge dalle recenti inchieste sembrano essere fondamentali per le scelte politiche e per le nomine di cariche di rilievo, da quelle di sottosegretari a quelle di amministratori di importanti aziende a partecipazione pubblica. Gli italiani, davanti agli scandali che stanno emergendo, spesso reagiscono guidati dall’istinto, condannando il maniera unanime e generalizzata la politica tutta e i partiti. Ma è doveroso ricordare, parafrasando un intervento di qualche settimana fa del segretario del PD Bersani, che i politici possono non piacere, possono non rispondere a tutte le aspettative degli elettori, ma non per questo sono da considerarsi tutti uguali. Per uscire dal degrado della politica la soluzione meno invasiva e più sensata è proprio quella che viene dalla politica stessa, da una politica fatta dal basso, da una fiducia che deve partire dai circoli locali di partito e che deve travasarsi anche in ambito nazionale. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è la dimostrazione che il raziocinio, il buon senso, la fiducia nella politica e l’equilibrio nelle istituzioni ci possono ancora essere, incarna meglio di chiunque altro la figura di rappresentante più alto del nostro Paese non solo perché vuole essere il presidente di tutti gli italiani ma perché continuamente auspica un cambio di rotta nel modo di affrontare i problemi dell’Italia, da quelli del precariato giovanile a quelli delle necessarie riforme istituzionali. La copertina de L’Espresso di questa settimana è dedicata a piena pagina proprio a Napolitano e Bruno Manfellotto, direttore del settimanale, giustamente intitola il suo editoriale Meno male che Giorgio c’è”, sottolineando che in questi anni la debolezza della politica avrebbe potuto benissimo far finire il Presidente della Repubblica fuori strada ma che proprio per ovviare a questa situazione di degrado Napolitano ha cercato con fermezza e prudenza di essere un punto di riferimento e di ispirazione per tutte le istutizoni. Che queste ultime non abbiano accolto il suo messaggio è cosa assodata, ma sembra doveroso dedicare almeno un articolo a una delle poche persone che credono ancora nella politica come strumento al servizio dei cittadini, nel ruolo delle istitiuzioni, nel dialogo e nella ragionevolezza. Sempre basandosi sulla Costituzione, nata dalla Resistenza. Entrambe cose che Napolitano conosce bene.

Alberto Carpenedo

 

 

9/07/2011 Senza categoria Lascia un commento

La festa la fanno i volontari

Domenica sera si è conclusa la seconda Festa democratica provinciale di Schio, la quarta organizzata in Provincia di Vicenza da quando è nato il Partito Democratico nel 2007. Queste feste, che sono un’antica consuetudine in regioni come l’Emilia Romagna o la Toscana, sono ormai diffuse anche nelle regioni del nord e nella nostra provincia. Solo il Partito Democratico può vantare infatti un calendario di oltre 2000 feste all’anno in tutt’Italia, da quelle organizzate da piccoli circoli locali fino alla grande festa nazionale che quest’anno si svolgerà per due settimane a fine agosto a Pesaro. Alla Lega che pretendeva tempo fa di essere l’unico partito popolare, Bersani ha risposto così: “se mi chiedono quanto deve costare uno spiedino per non rimetterci, io glielo so dire… lo chiedano a Berlusconi…”. E l’abbiamo visto anche alla Festa di Schio, dove non si sono mangiati solo spiedini, ma anche paella, frittura di pesce, orecchiette con le cime di rapa e tanti altri piatti degni dei migliori ristoranti.

Gli amici di Iodemocratico facevano notare come dopo la vittoria alle amministrative e al referendum si sarebbero aspettati un po’ più di pubblico alla festa di Schio; capovolgendo il famoso adagio: “urne piene, piazze vuote”. Se fosse sempre così, potremmo veramente metterci la firma. In realtà, credo non ci si possa troppo lamentare dell’affluenza di pubblico. Si è vista parecchia gente alla Festa di Schio, venuta per conoscere esponenti di spicco della politica nazionale come Enrico Letta, Dario Franceschini, Paola Concia e Debora Serracchiani oppure semplicemente per passare del tempo in buona compagnia. Tutti i dibattiti serali sono stati molto seguiti. In particolare l’evento conclusivo con Debora Serracchiani ha registrato la presenza di oltre quattrocento persone, molte delle quali rimaste in piedi all’interno e all’esterno del tendone principale della Festa. Un po’ meno bene  sono andati gli scontrini dei pasti, complice forse la crisi e i prezzi necessariamente alti per sostenere gli alti costi dell’organizzazione.

Ma io credo che la questione centrale non sia tanto il pubblico che è venuto per passare una serata alla Festa, quanto il gruppo che si è formato all’interno dei tantissimi volontari che hanno lavorato per la realizzazione di questa festa. Perché durante la festa non c’era il catering, neanche il service audio, ma solo il lavoro di tantissimi militanti, giovani e meno giovani, che hanno dato veramente anima e corpo per la riuscita della festa. E segnaliamo che non c’è stata solo una straordinaria presenza di giovani (e il ringraziamento va in particolare ai Giovani Democratici del Thienese), ma anche e soprattutto un gioco di squadra tra le vecchie leve e i giovani militanti che hanno lavorato assieme in questi quattro giorni. È in queste occasioni che si vede cos’è un partito di popolo. Perché la festa non è solo un momento di pubblicità esterna del partito, ma anche un fondamentale momento di crescita interna del partito. E la vera festa la fanno proprio i volontari.

Giuseppe Peronato

22/06/2011 Commenti 2 commenti

Milano Libera Tutti

Abbiamo vinto.

Questa volta possiamo dirlo senza tanti distinguo: le ultime elezioni amministrative hanno visto il successo netto delle coalizioni di centrosinistra in tutte le maggiori città del paese al voto, dal Nord al Sud. Persino a Cagliari, dove la destra ha governato (quasi) ininterrotamente sin dal dopoguerra.

Ed è bello poter dire “abbiamo”, anche se parliamo di tante realtà locali, grandi e piccole, diverse tra loro. Soprattutto se pensiamo alla pluralità delle forze che sostenevano sindaci e presidenti di provincia.

In qusto “abbiamo” trovano spazio i partiti, le associazioni e i comitati. Ma è importante sottolineare che i veri vincitori di queste elezioni sono stati soprattutto i cittadini. Quelli che hanno sentito con urgenza la necessità di svoltare, per amore della propria città, ma non solo, e di spendersi per persone capaci, pulite, possibilmente nuove.

i partiti di centrosinistra, e il PD fra questi, hanno colto (per fortuna) questi segnali. A Milano si è vinto con la voglia di sradicare, ma con allegria, il mondo fasullo che vediamo trasmesso ogni giorno al Tg1. Si è vinto senza la violenza mediatica della calunnia televisa, senza offendere, senza odiare. Si è vinto senza scendere allo stesso livello delle provocazioni, e ci è voluta veramente tanta forza e ironia, per noi che ci troviamo al tempo del grande partito del bunga bunga. I malgoverni, se combattuti con proposte serie, prima o poi vengono sempre condannati.

Abbiamo vinto tutti perché ci siamo dati da fare. Perché abbiamo fatto le primarie.

Perché la ricchezza, e non la debolezza, della proposta del centrosinistra, sta nell’essere un insieme di tante anime che vogliono veramente migliorare questo Paese. E che quindi difendono l’acqua pubblica, contrastano ridicoli progetti nucleari e tentano, come fa il PD, di restituire al Paese una legge elettorale degna di una democrazia moderna.

Abbiamo vinto perché la nostra visione di società è diversa, ed è radicalmente alternativa a chi governa ora in Italia.

Abbiamo vinto perché è ora di sfatare un certo disprezzo per le piazze, per chi ci mette la faccia, per quei giovani che hanno tutto il diritto di sognare il ricambio di una classe politica che li sacrifica sistematicamente a favore delle solite, ridotte, categorie sociali.

Abbiamo vinto perché la nostra proposta è forte, e non ha bisogno di inseguire il fantomatico successo di Sceriffi, Moderati o Poli immaginari.

Abbiamo vinto.

Giovanni Selmo

31/05/2011 Commenti 2 commenti