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La Rai colpisce ancora. Dopo i casi Santoro e Gabanelli ora tocca alla coppia Fazio-Saviano
Un paio di settimane fa abbiamo parlato di una delle tante anomalie nel modo di fare informazione in Italia. Riprendendo in parte i temi trattati da Samantha Pegoraro, non è ridondante discutere di un’altra stranezza presente nelle televisioni pubbliche italiane, ovvero del paradosso che vede i dirigenti d’azienda contro i programmi della stessa.
Si può iniziare citando Michele Santoro e Annozero, da sempre nel mirino di una tv di Stato che sembra non gradire accentuate dosi di spirito critico
verso l’operato del governo e gli scandali riguardanti l’ambiente della politica. Di tanto in tanto anche Report di Milena Gabanelli subisce qualche attacco, basti vedere il caso scoppiato dopo il servizio sugli investimenti del Presidente del Consiglio nell’isola caraibica di Antigua e le precedenti sollecitazioni del dg Rai Masi ad usare prudenza nella trasmissione, quasi facendo capire che la volontà di togliere la tutela legale alla giornalista c’è sempre. È piuttosto triste notare come questi episodi siano ormai all’ordine del giorno, considerati non più delle eccezioni ma la norma nell’informazione televisiva italiana. Siamo ormai rassegnati ad un sistema che fa del mancato rinnovo di contratti e delle sospensioni le armi con cui minacciare e causare danni al diritto dei telespettatori ad essere informati.
Federalismo o regionalismo?
L’unica riforma strutturale che è stata impostata nei due anni dell’ultimo governo Berlusconi è il Federalismo fiscale cavallo di battaglia della Lega e di Umberto Bossi.
Non indaghiamo sulle motivazioni politiche, molto evidenti, che hanno portato a questa scelta, ma vogliamo entrare nel merito, esemplificare gli aspetti tecnici: giuridici, economici e anche storici di questa riforma solo descritta a slogan nei comizi.
In primis è bene fare chiarezza sul significato dei termini: il federalismo è la centralità delle comunità di base e dei loro bisogni che non devono essere confusi con una convergenza di interessi limitata all’ambito territoriale e con nuovi centralismi del potere che sono declinazioni di sterile regionalismo.
Dal punto di vista giuridico la nostra Carta Costituzionale art. 5 prescrive l’unità delle nazione attraverso il federalismo solidale tra regioni per l’uguaglianza tra i cittadini, e in questa direzione nel 2001 è stato riformato il titolo V della Costituzione. La legge 42 del 2009, legge delega del federalismo fiscale, a cui sono seguiti 2 decreti attuativi, indica invece un decentramento, un percorso inverso rispetto ad U.S.A e Confederazione Elvetica che si basano su un federalismo competitivo, in contrasto con il dettame della Costituzione Italiana.
Il federalismo solidale indicato dai padri costituenti si basa sui punti cardine dell’uguaglianza nel territorio nazionale ,della supervisione e gestione da parte dello Stato delle politiche fiscali per mantenere organicità, dare una direzione comune e punire gli enti e gli amministratori che non rispettano gli standard qualitativi dei servizi e di spesa fissati. Strumenti principi per garantire questi risultati sono i costi standard per il rimborso dei servizi erogati dagli enti territoriali e la perequazione fiscale, art. 117 e 119 Cost., trasferimenti statali finanziati con i proventi fiscali ordinari delle regioni più produttive e con quelli straordinari che derivano dalla lotta all’evasione, per garantire l’uguaglianza territoriale alla base dell’unità dello stato e della coesione sociale nel Paese. Il modello americano basato su un federalismo fiscale competitivo prevede una più larga libertà impositiva, aumenta la differenza territoriale e spinge a logiche regionalistiche. Questa direzione, di un’Italia a più velocità, è impraticabile nel nostro paese che invece ha nell’utilizzo delle buone pratiche delle comunità virtuose nelle situazioni meno efficaci nei servizi ed efficienti nella gestione, la via principale all’unità e all’inclusione sociale, alla qualità della vita, alla sostenibilità e redditività di un nuovo corso economico.
È per questi obiettivi che il gruppo parlamentare del PD ha lavorato affinché il testo di legge presentato dalla Lega venisse profondamente modificato, con in mente il chiaro paradigma di “federalismo solidale, modellato sulla perequazione e sul coordinamento dello stato centrale; un modello basato sulla responsabilità e sul controllo della spesa, che permetta un controllo diretto da parte dei cittadini” come l’ha definita l’ex Presidente della Corte Costituzionale Giovanni Maria Flick.
Giacomo Gabrieletto
Ad ognuno la sua fetta di torta

Pare proprio sia così. Secondo un’indagine targata Vidierre, nei primi otto mesi del 2010, i partiti della maggioranza hanno occupato 130 ore nei telegiornali Rai e 82,7 ore nei notiziari Mediaset a discapito del tempo concesso ai partiti dell’opposizione, stimabile in 41,1 ore per la Rai e 14,3 per Mediaset.
Un divario notevole che conferma con maggiore pregnanza la difficile situazione in cui si trovano i cittadini, privati di un’equa affluenza di informazioni sullo svolgimento delle attività politiche da parte delle due ali del Parlamento italiano. Tale situazione oltre ad aggravare quella che già in passato sembrava potesse prospettarsi come una drastica riduzione della possibilità di informazione da parte delle testate giornalistiche, conferma ancora una volta la presenza di un sistema informativo patologico. Un sistema informativo che usa due pesi e due misure, che non si pone al servizio del cittadino, ma mette lo stesso nella condizione di non poter elaborare una propria opinione basata su fatti concreti.
La gestione dell’informazione è una delle migliori armi adottate dal governo della maggioranza per esercitare un fine controllo sul pensiero comune. E’ la presenza a creare fiducia ed è proprio questa costante visibilità a giocare un ruolo importante sul sentire generale. Un inganno studiato ad hoc, un’illusione ottica che annienta il pluralismo.
Le reazioni seguite alla pubblicazione della chiarificante indagine di cui sopra si possono riassumere nelle parole del senatore democratico Fabrizio Morri che parla di “risultati devastanti sul piano del pluralismo”, ma ancor meglio nelle dichiarazione di Roberto Rao, membro della Commissione di Vigilanza, il quale afferma: “Sono numeri preoccupanti, ma non sorprendenti per chi guarda i telegiornali”.
La richiesta di aprire un’istruttoria appare in una lettera diretta al presidente dell’Agcom (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni), Corrado Calabrò, e firmata da quattro dei commissari dello stesso organismo, nell’attesa che le authorities stabiliscano l’entità di eventuali sanzioni.
Al di là delle controversie di tipo amministrativo, l’indipendenza da interessi politici ed economici deve necessariamente rientrare nei principi fondamentali per un corretto uso dell’informazione, ripartendo la presenza televisiva di partiti e dirigenti secondo il principio del pluralismo. A ognuno la sua fetta di torta.
Samantha Pegoraro
I tempi di Berlusconi
Dopo due anni di governo ha dichiarato: “ ghe pensi mì!!” E verrebbe da chiedere: “Scusi, Presidente, ma fino ad ora chi ci ha pensato?”
Dopo le dimissioni di Scajola da Ministro per lo Sviluppo Economico Berlusconi dichiara: “L’interim sarà breve e sarà un incarico limitato nel tempo. È un incarico diciamo così, tecnico. Durerà giorni”.
I giorni passano e dell’assenza del Ministro se ne accorgono gli industriali, il Presidente Napolitano, i sindacati e persino il ministro dell’Economia Giulio Tremonti.
Dopo il voto di fiducia Berlusconi ripete: “Lunedì avrete il nuovo ministro”. Dopo 154 giorni è fumata bianca. Paolo Romani, viceministro alle Comunicazioni e indicato da tempo, sale al Colle per giurare nelle mani del Presidente Napolitano che augura al neoministro buon lavoro. Lavoro che però sarà arduo dato che nel frattempo la manovra finanziaria (900 milioni) e gli altri ministeri (Affari Regionali: fondi UE e FAS; Turismo: 800 milioni) hanno prosciugato le casse a tal punto “che dopo aver cercato per tanto tempo un ministro, adesso si corre il rischio di non trovare più il ministero” (Pier Luigi Bersani).
Giacomo Gabrieletto
A scuola col Carroccio
Si ricomincia. Oggi otto milioni di studenti italiani tornano tra i banchi di scuola. Le polemiche contro il ministro Gelmini e il suo pensiero passatista, che non considera l’istruzione la base dello sviluppo di una società, non sono cessate e non cesseranno. Nel mezzo della confusione mediatica del primo giorno di scuola è forse però passata in secondo piano la notizia dei 650 studenti del nuovo polo scolastico di Adro costretti a far lezione in condizioni del tutto anomale. La piccola cittadina in provincia di Brescia, amministrata dalla Lega Nord, ha fatto costruire la nuova struttura scolastica da un’impresa locale, la quale ha ricevuto in cambio delle strutture abbandonate da trasformare in appartamenti. Scuola nuova a costo zero per lo Stato, ma con una particolarità di non poco conto. Gli studenti dovranno infatti sedersi in classe e fare lezione completamente attorniati da simboli leghisti. Il Sole delle Alpi compare in maniera ossessiva sul posacenere all’entrata, su ogni banco, nei disegni stilizzati sulle vetrate, ecc. La scuola è stata intitolata a Gianfranco Miglio, l’ideologo della Lega morto nel 2001 il cui nome compare anche sugli zerbini, in cui ovviamente è presente il Sole, quasi a ricordare che si sta per entrare non in una scuola pubblica qualsiasi ma nella roccaforte dell’”istruzione padana”. E’ tristemente noto che ai dirigenti del partito di Bossi interessi di più l’insegnamento del dialetto a scapito dell’inglese o dell’italiano, ma il livello raggiunto con la marchiatura politica di questa scuola va ben oltre queste provocatorie prese di posizione e dovrebbe farci riflettere non poco sullo spirito democratico e liberale del Carroccio. E’ ammissibile entrare in una scuola e vedere ovunque simboli di partito? Non è una questione di sinistra o destra ma di semplice rispetto nei confronti degli studenti e dei genitori che pagano le tasse per garantire ai propri figli un’istruzione super partes. Oscar Lancini, il sindaco di Adro e personaggio già diventato famoso per aver lasciato a pane e acqua certi alunni che non avevano potuto permettersi il pagamento della mensa, si giustifica affermando che il Sole delle Alpi non è un simbolo leghista ma di identità locale, nascondendo malamente la volontà di politicizzare l’istruzione nel nuovo istituto. Amministrare una cittadina difendendone la realtà locale, dall’ambiente alla tradizione, non ha niente a che vedere con questa logica di regime applicata dal primo cittadino, che forse si dimentica che la prosperità della tanto lodata Repubblica di Venezia si fondava su solide basi di concordia civile e di pluralità di pensiero.
Alberto Carpenedo
Un esempio di politica fatta col cuore.
Leggenda vuole che uno scrittore americano si sia fermato ad Acciaroli (Salerno) per scrivere Il vecchio e il mare. Da oggi, Acciaroli non sarà più la città di Hemingway, ma la città di Angelo Vassallo, il sindaco che non ha avuto paura di amare fino in fondo la sua terra. Un uomo che era già stato sindaco del comune di Pollica, ma nella scorsa tornata elettorale si era candidato da solo con una lista civica, pur sempre nell’ambito della coalizione di centro-sinistra, sempre pronto ad essere esempio di legalità, sempre in prima linea.
Angelo quella prima linea l’ha pagata. Con ben 9 colpi di calibro, a pochi metri da casa… “Lo hanno lasciato solo e abbandonato”. Sarebbe così facile dire che questo vile agguato, mai alla luce del sole del nostro amato Sud, è in perfetto stile camorra. Una volta tanto, sarebbe così facile da dire: camorra. E ripeterlo dentro di sé più e più volte: camorra, camorra, camorra. Senza paura. Per capire che siamo tutti colpevoli se non facciamo qualcosa. Oggi i titoli dei giornali sono tutti puntati su Palazzo Grazioli. Domani, in parte, lo saranno ancora. E dopodomani? Dopodomani dovrebbero essere dedicati alle centinaia di sindaci meridionali che, quotidianamente, si confrontano con situazioni scomode, sporche, con pressioni pericolose. È chiedere troppo? Potrebbero essere dedicati a coloro che combattono gli abusi edilizi, a coloro che mettono le multe contro i mozziconi di sigaretta gettati per terra, a coloro che tutelano il paesaggio valorizzando le tradizioni locali. Cose semplici che fanno la differenza della qualità della vita; altro che patti di legislatura.
La criminalità organizzata si distrugge creando senso civico. Questo esercito di amministratori locali che non guadagnerà mai il posto in parlamento, continuerà a lavorare per i propri comuni, anche senza titoli, anche senza foto con i leader di partito. Si sentiranno soli come oggi, dopo la morte brutale di un loro collega, ma non avranno paura. E regaleranno alle loro comunità piccole grandi emozioni, da vivere senza troppe fanfare, nella calma di una sagra di paese.
Ma la tua vita adesso puoi cambiare solo se sei disposto a camminare, gridando forte senza aver paura contando cento passi lungo la tua strada…
Grazie Angelo per esser stato un NOSTRO compagno di lotta.
Barbara Michelin







