Archives for the 'Italia' Category
Postriboli
Ormai si è toccato il fondo. Ma la sensazione più brutta è che questo fondo si stia abbassando ogni giorno di più.
Massimo Calearo e la forza della coerenza
[grazie a iodemocratico e Puntualizziamo.it WebTV]
Cambierà, l’Italia cambierà
La compravendita dei deputati

Guardiamo con stupore alla situazione da calciomercato che si verifica in queste ore nel Parlamento italiano. I Deputati equiparati a goleador e stopper decisivi per la seconda parte del torneo-legislatura sono la triste e svilita immagine della funzione di rappresentanza, a cui sono chiamati, non solo dei singoli elettori o del partito di appartenenza ma dell’intera Nazione , come sancisce la Costituzione con l’articolo 67.
Questa surreale e grottesca condizione in cui versa il potere esecutivo italiano non solo è dannosa per l’intero sistema paese, ma, come esprime con forza il Segretario Bersani, assume sempre più i contorni di un reato, quello di corruzione, che è la peggior forma di tradimento dell’incarico affidato ad un deputato: seguire l’interesse personale a discapito del popolo anziché il bene di tutti con il proprio impegno.
Giacomo Gabrieletto
TV: siamo stufi di caramelle

100.000 per Saviano. Centomila firme, pubblicate su L’Unità in uno speciale di ben 16 pagine, disposte a formare il profilo di una folla manifestante,per dire con Fabio Fazio “vogliamo starti vicino”. Nomi e cognomi di chi ha firmato online un appello di solidarietà a Roberto Saviano, dopo le critiche ricevute a causa del programma “Vieni via con me”, più volte contestato e ostacolato, nel quale sono stati toccati, uno dopo l’altro, i molti punti dolenti del nostro Paese.
Migliaia di persone vogliono dire che noi la “tv spazzatura” non la vogliamo più. Non ne possiamo più di reality show in cui si fa a gara per sfoggiare la propria ignoranza, speciali sull’ultimo delitto su cui sono stati puntati i fari del palcoscenico, programmi e programmini vari “a basso tasso di intelligenza”, che sono fatti tutti con la stessa formula: donnine svestite per disattivare il cervello e battute di basso livello per farti sorridere quel che basta per indurti a rimanere imbambolato per inerzia davanti al televisore.
C’è una grande fetta di italiani che acconsente ogni giorno a farsi appiattire il proprio encefalogramma coi luoghi comuni, le mode, l’omologazione nel vivere e nel pensare, che vive la propria vita a mò di pecora, copiando cioè i comportamenti di chi gli sta a fianco. Perché è più facile farsi cullare dalla favola che tutto va bene, pensare solo ai noi stessi e al piccolo micro-mondo che ci circonda, piuttosto che prendere contatto con la realtà e i problemi che interessano la nostra intera società.

Ma oltre a questi, per fortuna, ci sono anche tutti quelli che mantengono la propria libertà intellettuale, che pensano ancora con il proprio cervello, che si turbano quando qualcosa non va, che hanno voglia di conoscere il mondo e di capirne le sfaccettature, che non si accontentano di mezze verità, e tanto meno di colossali bugie distribuite come caramelle, giusto per
togliere l’amaro in bocca e ridare momentaneamente il sorriso.
Come testimonia la media di 8,68 milioni di italiani (quasi il 30% dei telespettatori) che hanno seguito le quattro puntate del programma, c’è un’Italia che ha sete di cultura, di informazione (quella vera), di ideali forti che ci fanno battere il cuore. Un’Italia che, anche se ce lo vogliono far dimenticare, è pur sempre fatta dai discendenti di scienziati come Leonardo Da Vinci, poeti come Dante, artisti come Michelangelo. Un’Italia che, nonostante tutto, ha ancora voglia di risollevarsi dalla polvere, togliere le catene che la tengono legata e volgere il proprio sguardo verso il futuro, con decisione e speranza.
Sonia Pinton
Senza la Fiat l’Italia farebbe meglio?
L’intervista di Fazio a Marchionne durante la trasmissione “Che tempo che fa” del 25 ottobre ha destato molto scalpore.
L’amministratore delegato Fiat è arrivato addirittura a sostenere che “senza l’Italia la Fiat farebbe meglio“. Ovviamente è una frase provocatoria ma che in un momento di crisi economica come questo, in cui tutte le aziende e industrie italiane dovrebbero fare quadrato insieme alla politica per mantenere l’occupazione in Italia, è un affondo.
Marchionne ha sottolineato anche che lo stato italiano non ha sostenuto la Fiat in questi anni.
Quest’ultima frase ha dell’incredibile dato che chiunque può accorgersi quanto la necessità di supportare la Fiat abbia indirizzato gli investimenti per i trasporti pubblici in Italia negli ultimi decenni. Intere linee ferroviarie e filovie sono state smantellate per fare spazio alle corriere e ai bus IVECO (anche questo marchio Fiat come Lancia e Alfa Romeo). Non citiamo poi le innumerevoli commissioni statali per i mezzi di trasporto delle Forze dell’Ordine e dell’Esercito Italiano.
“L’importante è ripagare i prestiti e che lo Stato non diventi gestore delle società” prosegue Marchionne, ma i prestiti sono stati “elargiti” a fondo perduto e fino ad ora non è rientrato niente nelle casse statali.
Secondo un calcolo approssimativo, i finanziamenti statali alla Fiat dal secondo dopoguerra ad oggi sarebbero stimabili attorno ai 200 mila miliardi delle vecchie lire. Escludiamo da questo conteggio le numerosissime ore di cassa integrazione per gli operai Fiat, un altro modo per l’azienda di scaricare i suoi costi sui contribuenti.
Sulla gestione statale dell’azienda viene spontaneo domandarsi se sia giusto che i contribuenti si facciano carico delle perdite e gli “imprenditori” (anzichè lo stato) possano gestire i guadagni a loro discrezione. La risposta è sì se questo permettesse di mantenere una crescita economica e un aumento dei posti di lavoro in Italia, ma a quanto pare siamo sulla strada diametralmente opposta.
Filippo Crimì







