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Se tutti si dicono progressisti

Ormai è diventata una sorta di moda, una tattica per piacere agli elettori, un metodo per suscitare fiducia e per apparire riformisti e innovatori. Il termine “progressismo” sembra essere, forse per questioni etimologiche della parola, quel qualcosa che fa apparire un qualsiasi politico portatore di un’aria di cambiamento che serve al Bel paese. Ma basta poco per rendersi conto di come sia usato a sproposito, di come esponenti di partiti conservatori di destra lo facciano proprio senza motivo e in maniera alquanto ipocrita. Se riflettiamo qualche istante sul significato della parola possiamo arrivare a capire che il suo utilizzo non può essere esteso con tanta facilità e pressappochismo a un qualsivoglia movimento politico e culturale.
Tentiamo di fare una rapida analisi del suo preciso significato e veniamo alle conclusioni. Aprendo un comune dizionario della lingua italiana come lo Zingarelli troviamo, alla voce “progressista”, seguace, sostenitore di idee e movimenti innovatori in campo politico, economico, sociale. Il termine deriva da “progresso”, latino progressus, cioè passo in avanti, cammino, e per estensione avanzamento, miglioramento. I più grandi movimenti politico-ideologici che si basano sul progressismo sono quindi improntati sulla volontà di innovare la società con una proiezione verso il futuro, e quindi sul lungo periodo, con l’obiettivo di seminare oggi per raccogliere domani. Non esiste progresso, non esiste innovazione senza la consapevolezza che è impossibile, in una società articolata e complessa come quella odierna, ottenere tutto e subito e pensare di andare avanti soltanto risolvendo il problema immediato, raccapezzando e sistemando solamente ciò che già esiste. Il progresso sta in questo, nell’essere consapevoli e nell’agire con un progetto politico che non deve essere avido di ottenere risultati nel breve periodo ma che deve saper trasformare in servizi e opere concrete le esigenze delle nuove generazioni. Tutto ciò non presuppone la cancellazione di principi valoriali validi in ogni contesto storico, perché la moralità, l’onestà e il rispetto devono essere alla base del vero progressismo, mirato non alla rimozione del passato ma alla lettura attenta di ciò che serve in futuro. Energia alternativa e progresso sostenibile, centralità del lavoro e previdenza sociale, diritti civili e fiducia verso i giovani sono solo alcuni dei temi che dovrebbero caratterizzare un partito progressista. E se diamo un’occhiata all’attuale panorama politico italiano, mi convinco sempre di più che i veri progressisti siamo noi Democratici.
Alberto Carpenedo
Ricordando Luigi Meneghello
Ricorreva ieri il terzo anniversario della morte di Luigi Meneghello.
Romanziere, linguista, insegnante, politico, partigiano, Gigi ha sostenuto per tutta la vita e dimostrato con la propria opera la necessita’ di contrastare ogni macchina retorica per restituire all’uomo libertà e dignità.
Nel suo lavoro, parola che odiava, Gigi ha trasposto in chiave poetica l’insegnamento di Antonio Giuriolo ed esposto le vicende di quarant’anni d’Italia senza mai salire in cattedra.
Una voce di cui si sente la mancanza, una pacatezza intellettuale e umana ormai sempre piu’ rara.
Gigi è per noi tutti quello che semplicemente si può chiamare un esempio.
Invito, come sempre, a ricordarlo leggendo qualche sua pagina.
Ciao Gigi, continui a mancarci.
Tommaso Lovato
La lezione di Impastato e Don Merola
Venerdi 23 Aprile 2010 si è svolta la serata conclusiva della “Carovana della Legalità” organizzata dai GD del Veneto, che ha visto l’organizzazione di incontri con Giovanni Impastato in cinque province venete.
“Le Mafie esistono (anche al nord)” , iniziativa dei GD della provincia di Vicenza, era la tappa conclusiva di questo percorso: centinaia di persone, in gran parte giovani, provenienti da tutta la provincia e anche da altre città venete hanno partecipato all’iniziativa per informarsi, capire e conoscere il fenomeno mafioso e affermare con la loro presenza un forte e chiaro “no alla mafie”.
L’incontro si è tenuto nella splendida cornice del palazzo delle Opere Sociali a Vicenza, con la partecipazione di ospiti di rilievo come Don Luigi Merola, per 7 anni anni parroco di Forcella, Giovanni Impastato, fratello di Peppino e Luciano Violante, ex presidente della Camera che a causa di un ritardo aereo non è riuscito ad essere presente.
Emozionante e al di sopra di ogni più rosea aspettativa le presenze, con il Salone gremito e persone in piedi in tutti corridoi attorno alla sala: da molto tempo Vicenza non viveva una serata di tale intensità emotiva e di partecipazione così forte.
L’obiettivo della serata era sottolineare come il fenomeno mafioso non sia solo una questione che interessa il meridione del nostro Paese, ma che sia ormai un fenomeno che tocca l’intera penisola italiana: come GD, organizzando iniziative come queste, vogliamo iniziare un percorso che porti ad un cambiamento culturale profondo nelle nostre generazioni, attraverso momenti di unione, condivisione e dibattito per arrivare a proposte politiche concrete e costruttive. Solo attraverso l’informazione costante e l’approfondimento sui temi costruiremo nel tempo gli strumenti culturali per combattere i disvalori che stanno minando alla base la nostra società.
La riuscita di questo evento ci dà coraggio perchè ha dimostrato che valori come giustizia, legalità, uguaglianza non sono indifferenti né estranei ai ragazzi: ciò che spesso manca è proprio la possibilità di incontro e confronto su tali argomenti.
Un ragazzo presente in sala, che ha partecipato al viaggio per la legalità in Sicilia, che ogni anno viene organizzato con la Consulta Provinciale ci ha detto: “Don Merola e Impastato si sono completati a vicenda: da una parte il carisma e l’esperienza concreta di Don Luigi, con il racconto delle sue difficoltà incontrate a Scampia e le riflessioni di Giovanni ricche di forti provocazioni e spunti di riflessione. Particolarmente significativa è stata la stretta di mano prolungata tra i due durante il lungo applauso finale, come a dire che quella per la legalità è una lotta che tutti dobbiamo combattere insieme: loro la combattono dedicandoci una vita intera, noi, nel nostro piccolo, con l’informazione e con il sostegno a chi per la legalità combatte tutti i giorni, Con la consapevolezza che se ognuno fa qualche cosa allora si può fare molto”.
Proprio per questo, perché questa serata è solo l’inizio di un percorso che vogliamo intraprendere, il prossimo autunno ci sarà il secondo appuntamento de “Le Mafie esistono (anche al nord)” con altri ospiti testimoni della lotta alla criminalità organizzata.
Ed usando un augurio tratto dalle parole usate da Giovanni Impastato: cerchiamo di essere “ingranaggi guasti”, impariamo ad essere liberi di non obbedire a ciò che è iniquo e ingiusto, a ribellarci se la macchina di cui siamo ingranaggi ci costringe a compiere ciò che non vorremmo. È questa la lezione che Peppino Impastato, figlio di mafiosi in un piccolo paese ad altissima concentrazione mafiosa, ci ha insegnato.
Marta Tonin
Per un Primo Maggio rispettato
Un Primo Maggio in pericolo quello che festeggiamo quest’anno.
Molti negozi in tutta Italia saranno aperti e molti lavoratori del settore commerciale costretti al loro posto, senza alcun rispetto per il significato profondo di questa festa.
Beniamino Deidda, procuratore capo di Firenze, parla di “sordità culturale” pensando al silenzio che circonda i processi sulle morti bianche, la stessa superficialità con cui spesso si legge questa festa tanto da ritenere superflua la chiusura degli esercizi commerciali, come si trattasse di un normale sabato di spese.
Ma il Primo maggio è ben altro, una data fondamentale da rispettare e salvaguardare perché ci parla di ciò che facciamo, del nostro agire quotidiano e delle mancate tutele che lo indeboliscono.
E’ di questi giorni l’emendamento Damiano che colpisce l’impianto del ddl sul lavoro, restituendo ai lavoratori la libertà di scegliere, caso per caso, se ricorrere alla giustizia ordinaria oppure all’arbitrato dopo che la controversia sia sorta e non all’inizio del rapporto di lavoro come voleva il governo.
Una vittoria importante che va nella direzione delle modifiche proposte dal Presidente della Repubblica al “collegato lavoro”, le quali hanno costretto la maggioranza a correggere alcuni punti in contrasto con principi e norme inderogabili, anche se purtroppo sono ancora molti gli aspetti di questo provvedimento che peseranno sulle lavoratrici e i lavoratori. Vengono, ad esempio, ridotte le sanzioni per il contrasto del lavoro sommerso; penalizzate le lavoratrici limitando il part – time nelle pubbliche amministrazioni e sostituendo i “Comitati per le pari opportunità” con organismi generici sul “benessere lavorativo”; ridotti i permessi per l’assistenza a persone non autosufficienti; abbassato vergognosamente l’obbligo di istruzione a 15 anni seguito da un apprendistato senza garanzie formative; cancellata la responsabilità penale verso i lavoratori esposti all’amianto negli aerei e navi dello Stato.
Una politica del lavoro distruttiva, portata avanti dal ministro Sacconi che ha anche ridotto le sanzioni previste dal Testo Unico sulla Sicurezza e vuole ora mettere la mani sullo Statuto dei Diritti dei Lavoratori, non certo per aumentarne garanzie e tutelare diritti, bensì al solo scopo di mettere al riparo i soliti furbi che non rispettano, mettono in pericolo, lucrano sulla pelle di chi lavora.
Noi, Partito Democratico, diciamo NO a questo continuo svilimento del lavoro, all’assoluto disinteresse per chi vive la cassintegrazione, la disoccupazione oppure è vittima della poca sicurezza nei cantieri e nelle aziende; i quattro incidenti sul lavoro al giorno, i 1600 all’anno non possono passare sotto silenzio o peggio ancora essere oggetto dell’indifferenza del Governo.
Il Primo Maggio deve essere una giornata rispettata e celebrata, occasione non perdibile per far luce sulla situazione drammatica di molti lavoratori.
Non dobbiamo stancarci di pretendere più sicurezza, maggiore equità, pene più severe per chi mette in pericolo la vita dei lavoratori e soprattutto più dignità alla base dell’occupazione, oltre la conservazione del presente, pensando alle nuove generazioni di lavoratori che devono poter crescere nel nostro Paese, senza essere costretti a cercare le opportunità che meritano altrove.
Buon Primo Maggio a tutte le lavoratrici e i lavoratori del nostro paese!
Chiara Luisetto
La fine dell’informazione, la fine della giustizia
318 si contro 224 no: passa infine alla Camera il ddl sulle intercettazioni, dettato dai soliti criteri di egoismo e superficialità che caratterizzano l’azione legislativa del governo Berlusconi. Non si perde mai occasione per fare di tutta un’erba un fascio: il decreto che ora passerà facilmente anche al Senato nasce dall’esigenza (condivisibile o meno) di certi personaggi pubblici, come il Premier, di evitare la diffusione di scandali e fatti privati sulle principali testate giornalistiche, ma forse ancor più dalla preoccupazione che eventuali reati commessi da personaggi pubblici vengano conosciuti e difficilmente poi insabbiati.
Le intercettazioni vengono fortemente limitate nella loro funzionalità ai pm e non importa quanto si siano dimostrate utili nel prevenire reati gravi con pene superiori ai 5 anni, come ad esempio delitti contro la Pubblica amministrazione, o per droga, contrabbando, spaccio di armi ed esplosivi, minacce, usura, molestie anche telefoniche, diffusione di materiale pedopornografico, mafie varie. I magistrati dovranno infatti dimostrare la sussistenza di «evidenti indizi di colpevolezza» per poter procedere (e non potranno procedere contro ignoti), mentre è previsto il carcere per chi, fra i media, osi violare il divieto di pubblicazione o si spinga oltre il parziale riassunto dell’indagine di cui è permessa la divulgazione. In poche parole: bavaglio alla stampa e impossibilità e rallentamenti per le autorità giudiziarie di mettere un telefono sotto controllo. È perseguito chi fa il mestiere di giornalista più di quello che delinque. È questa quindi la “sicurezza” sbandierata in campagna elettorale che il centro-destra ha cavalcato per vincere le elezioni?
Da segnalare, purtroppo, che il voto segreto richiesto dal PD ha evidenziato 20 deputati di opposizione che hanno votato il ddl, nonostante le forti proteste in Aula. Il dubbio è che qualche parlamentare si sia staccato dalla linea di ferma contrarietà al decreto espressa ufficialmente dal PD, di cui possiamo andare fieri.
Il Presidente della Repubblica Napolitano ha annunciato che esaminerà il testo. Vedremo.
Giornata Mondiale contro l’omofobia
Il 17 Maggio è la Giornata Mondiale contro l’omofobia. Da alcuni anni, infatti, è questo il giorno in cui si cerca di sensibilizzare, ricordare e prevenire ogni genere di discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.
Questa data è stata scelta per via del fatto che proprio il 17 Maggio, nel 1990, l’omosessualità venne tolta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità dall’elenco delle malattie mentali. Un giorno in cui si è concluso un lungo percorso che certifica a livello globale l’omosessualità come un naturale orientamento sessuale degli individui.
Ci si può chiedere, però, per quali motivi sia utile ed importante oggi riflettere e dibattere sulla situazione delle discriminazioni contro gay e lesbiche in Italia e a Vicenza. La prima risposta nasce naturalmente partendo dai dati rilevati. Nel 2008, secondo l’annuale report realizzato sulla materia da Arcigay, sono 9 gli omicidi, 44 i casi di aggressioni, 5 i casi di bullismo, oltre 10 gli atti vandalici a sfondo omofobo. Chiaramente in questo report rientrano soltanto i casi più macroscopici e che sono saliti alla ribalta della cronaca giornalistica.
Un momento ...