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Chi lancia uova indebolisce le ragioni della protesta
Chi lancia uova fa coscientemente e volutamente l’interesse di coloro che vorrebbe contestare. Tutti i giovani del nostro Paese chiedono più attenzione e rispetto da parte della nostra classe dirigente: la nostra generazione è destinata a patire le scelte sbagliate degli ultimi trent’anni in materia previdenziale, di equità sociale e di investimenti in università e ricerca. Ma chi protesta con la violenza ha torto, per lo stesso fatto di trascendere le regole della civile convivenza. Contestare poi un governo appena nato senza nemmeno aspettare la presentazione di proposte e programmi, è evidentemente pretestuoso. Noi ribadiamo, invece, tutta la nostra fiducia nell’operato del governo Monti: comunque la si pensi, il neo nato esecutivo è caratterizzato da una professionalità e una qualità senza precedenti. I professionisti dei disordini, che in Italia saltano fuori ogni volta che c’è occasione, sono stati in questi anni i più grandi alleati dei governi berlusconiani. Simul stabunt, simul cadent: speriamo che assieme alla stagione del berlusconismo si chiuda presto anche la loro.
Giacomo Possamai
segretario provinciale GD
Le bandiere fasciste a Lusiana sono un insulto alla memoria del nostro Paese
“Quando si professano certi valori sarebbe bene non trincerarsi dietro scuse che non reggono, come fatto ieri dagli esponenti della giovanile del PDL. La scusa dell’atto goliardico in risposta alle dichiarazioni di Variati non regge per un semplice motivo: la foto è stata scattata nelle stesse ore in cui Variati condannava dal palco delle celebrazioni del 25 aprile la proposta di cambiare l’intitolazione al museo della Resistenza. Quindi i casi sono due: o il bosco di Lusiana, dove sono state fatte le foto, è pieno di bandiere fasciste abbandonate e i ragazzi della Giovane Italia ne hanno raccolta una per caso, oppure se la sono portata via dalla mattina, ben prima che il Sindaco Variati parlasse. Esprimiamo quindi la nostra più ferma condanna per un gesto che, già di per sè grave, risulta un insulto alla memoria del nostro Paese se effettuato nel giorno in cui tutti dovremmo festeggiare la Liberazione dal nazifascismo.”
Spillette tricolori a tutti i consiglieri
“Gli episodi di questi ultimi mesi, dalle intercettazioni del caso Ruby alla compravendita dei parlamentari, per arrivare negli ultimi giorni alle telefonate di insulti in diretta tv del nostro premier, evidenziano una necessità: ripartire dalle basi del vivere civile, riscoprire quali sono i valori che tengono assieme questo Paese – afferma Giacomo Possamai, segretario provinciale dei Giovani Democratici – . Quindici anni di berlusconismo e leghismo hanno stravolto la coscienza degli italiani: ciò che agli inizi del 1990 sarebbe stato considerato uno scandalo irreparabile, oggi è lecito e accettato. E’ subentrata una sorta di assuefazione all’orrore e alla vergogna che ci sta mettendo in ridicolo davanti al mondo intero, che non riesce a comprendere perché l’Italia non reagisca. Per questo, per iniziare a riaffermare alcuni di quei valori che un tempo erano di tutti e oggi forse non lo sono più, nelle prossime settimane i Giovani Democratici saranno davanti ai Consigli Comunali della nostra provincia e al Consiglio Provinciale per consegnare a tutti gli amministratori vicentini una spilletta con il tricolore, da indossare nelle riunioni consiliari del 2011 – prosegue Possamai – . Per ricordare a tutti che il federalismo è una grande occasione di modernizzazione per il nostro Paese che abbiamo il dovere di cogliere, ma che l’unità d’Italia è per tutti noi, a differenza di altri, un valore non discutibile e non negoziabile.
Il primo appuntamento è domani, mercoledì 26 gennaio, alle ore 16.30 a Vicenza, fuori da Palazzo Nievo, in occasione del Consiglio Comunale. Attenderemo il sindaco Variati, gli assessori della sua giunta e tutti i consiglieri comunali (anche quelli della Lega): a ciascuno consegneremo una spilletta. Siamo certi che in Francia, in Germania, in Inghilterra, così come in tutti gli stati civili e democratici, gli uomini delle istituzioni sarebbero orgogliosi di portare una spilla con la bandiera del loro Paese. Ci auguriamo davvero che domani nessuno si vergogni di indossare una spilla tricolore.”
«Nelle scuole si parli del ddl Gelmini: facciamo discutere i ragazzi del loro futuro»
È giusto, come ha fatto il GDV intervistando gli universitari vicentini, sottolineare il rischio che la grande protesta studentesca di questi giorni non poggi su una solida conoscenza del contenuto del ddl Gelmini. Voglio quindi fare una proposta e un invito a tutti i presidi delle scuole medie superiori: la prossima settimana concedano due ore di assemblea ad ogni classe del loro istituto. All’interno di ciascuna classe si leggano e si discutano i punti salienti della riforma. Spesso ci lamentiamo del mancato collegamento tra istruzione superiore e insegnamento universitario nel nostro Paese. Si inizi da qui. Facciamo discutere i ragazzi del loro futuro, perché chi frequenta oggi una scuola superiore nel giro di pochissimi anni gli effetti di questa riforma li subirà in prima persona. C’è una generazione, la nostra, che è stufa di essere esclusa da ogni processo decisionale. Una generazione di ragazzi laureati che pur di lavorare passa da un impiego precario all’altro o accetta un posto da barista o da commesso. Una generazione per la quale l’INPS non è in grado di calcolare il giorno della pensione. Forse anche da questa rabbia e da questa preoccupazione è nata la protesta di questi giorni. È la voglia di riprendersi il futuro.
Giacomo Possamai
direzione nazionale Giovani Democratici e segretario provinciale GD Vicenza
I bamboccioni nel fango
Ci chiamano in molti modi. Generazione xy, bamboccioni, gente senza spina dorsale. Sociologi, filosofi, politici discettano da anni sulla crisi educativa, sui giovani chiusi nel loro bozzolo, sugli errori fatti dai nostri genitori nel crescerci. Ci dipingono come una generazione di ragazzi tendenzialmente apatici, interessati solo al loro orticello, comodi, non educati alla fatica e a fronteggiare le emergenze. Bravi solo a giocare alla playstation e a stare davanti al computer.
E allora facciamo una cosa. Portiamoli tutti in gita a Vicenza i sociologi, i filosofi e i politici. Accompagniamoli davanti alla tenda della Protezione Civile in Piazza Matteotti. Facciamogli vedere le centinaia di ragazzi in coda per il loro turno da volontari, talmente tanti che non ci sono vanghe e guanti per tutti. Ragazzi anche giovanissimi, dai 14 anni in su. Giovani di ogni tipo, anche quelli che non ti aspetteresti proprio di trovare lì. Studenti universitari fuori sede tornati solo per dare una mano, lavoratori che hanno preso una mezza giornata di ferie, ragazzi delle superiori a casa da scuola che vogliono dare una mano. Vengono assegnati ai loro capisquadra e partono vanga in mano e stivali ai piedi. Probabilmente pochi di loro (pochi di noi) hanno mai svuotato una cantina dal fango con un badile o pulito un muro con un idropulitrice. Noi il mitico ’66 l’abbiamo sentito solo dal racconto dei nostri genitori o dei nostri nonni. Ma, davanti al disastro, abbiamo capito che tutti possiamo essere utili e che eravamo noi per primi a doverci muovere. Portiamo quindi i nostri sociologi e i nostri filosofi per le vie della città, nelle case, nei garage, nei negozi per vedere quanti giovani con le casacche gialle e arancioni lavorano con vanghe e carriole. Facciamogli vedere che questa generazione quando arriva il momento di rimboccarsi le maniche lo fa. Mostriamogli come nei momenti duri le generazioni sanno ritrovarsi e apprezzarsi: giovani, adulti e anziani che spostano mobili, spalano fango, puliscono pavimenti, raccolgono sacchi. Insieme, anche se non si conoscono. C’è un’immagine in particolare che mi resterà di questi giorni, come quelle foto “simbolo” che restano nell’immaginario collettivo dopo una guerra o un qualche disastro. L’immagine di un ragazzo giovanissimo che, tornando alla tenda alla fine del turno, vede un vecchietto con la pala in mano che cerca di caricare su una carriola il fango che ingombra l’ingresso di casa sua. Il ragazzo si ferma, attraversa la strada, prende la pala dalle mani del vecchietto e non se ne va finché non ha liberato l’ingresso. Questo è stata, anche, l’alluvione. E’ stata la possibilità di lavorare assieme per sistemare le cose, la possibilità per vite e mondi distanti di condividere un obiettivo. La nostra è una generazione nata tra gli agi e i comodi del suo tempo, chi lo può negare? Ma è la stessa generazione che conta migliaia di ragazzi che pur di trovare un lavoro accettano di andare via di casa, via dal loro Paese o che con una laurea sudata in mano fanno i commessi o i camerieri. E’ la stessa generazione che si sta dando da fare per aiutare chi ha avuto la casa distrutta dall’alluvione e per restituire alla città in cui vivono tutta la sua bellezza.
Perché quando arriva il momento del bisogno stacchiamo la play, spegniamo il computer e scendiamo a dare una mano.
Giacomo Possamai
L’8 ottobre saremo in piazza per manifestare contro la riforma Gelmini
I Giovani Democratici aderiscono alla manifestazione nazionale indetta per l’8 ottobre dalla Rete degli Studenti per protestare contro la riforma Gelmini. Ci saremo non solo per dire no ad una riforma che si fatica a definire tale, visto che si tratta in realtà di un insieme di tagli lineari scriteriati, ma anche per presentare le nostre proposte per una scuola diversa.
Distribuiremo agli studenti, fuori dalla scuole e nel giorno della manifestazione, volantini con le nostre proposte per una possibile controriforma della scuola, per dimostrare che non è vero che non si poteva fare di meglio in tempo di crisi. Ma soprattutto per affermare un concetto: basta con la visione della scuola come una vacca da mungere quando mancano i soldi per chiudere la Finanziaria. Ogni anno si ripete la stessa storia: Tremonti non trovando i soldi da destinare ad opere indispensabili come il Ponte di Messina (8 miliardi di euro) o i 131 cacciabombardieri (46 miliardi) comprati dall’esercito nell’anno in corso, chiama la Gelmini e le spiega che è assolutamente necessario tagliare sull’istruzione. La ragazza, solerte come non mai, in soli due anni e mezzo è riuscita a portare all’amico Giulio 20 miliardi: tutto questo in un Paese che figura già al penultimo posto nella classifica dell’Ocse per gli investimenti per l’istruzione. C’è però una consolazione: nonostante la sua infinita fantasia crediamo che nemmeno la signora Gelmini saprebbe più cosa tagliare l’anno prossimo, a meno che non pensi di vendere i banchi. Speriamo di non averle dato un’idea.
Giacomo Possamai





