Archives for settembre, 2011

Di cultura si mangia?

Secondo Giulio Tremonti la risposta è no. Di cultura non si mangia.

La domanda, in realtà, è mal posta: di cultura non deve solo mangiare lo stomaco, ma si deve nutrire anche la mente del cittadino consapevole. Specialmente in Italia l’arte, la musica, la letteratura e le altre muse non devono solo essere conservate per i posteri, ma devono essere anche luogo di aggregazione e di crescita della cittadinanza, oltre che riferimenti culturali imperituri.

Ma adesso vogliamo “stare al gioco” di Tremonti e ci chiediamo: di cultura, si mangia?

La formazione. Partiamo da una certezza: di formazione si mangia, eccome. Non è una novità che le imprese che più innovano ed investono in capitale umano (ad esempio in formazione professionale per i loro dipendenti) sono quelle che crescono di più ed in maniera più armonica. Ciò che invece di nuovo ci ha mostrato la crisi economica è che, in una generale riorganizzazione dei cicli produttivi, le fasi delle lavorazioni a più alto valore aggiunto si sono collocate dove maggiori sono i legami tra imprese e mondo della formazione.

Tradotto: un’impresa razionale dislocherà il proprio settore “ricerca e sviluppo” in uno Stato che investe nella formazione e nell’istruzione dei propri cittadini (garantendo dunque a questo stato un enorme potenziale di crescita), mentre dislocherà le fasi “a basso valore aggiunto” (come la catena di montaggio) in Stati che non fanno questi investimenti. Come dimostra la triste pratica delle delocalizzazioni, le fasi della lavorazione a basso valore aggiunto portano molta meno crescita, in tutti i sensi.

La cultura. Ma anche di cultura “in senso stretto”, si mangia molto. Un’istituzione come l’Arena di Verona genera da sola un indotto indiretto di 400 milioni di Euro ogni estate, senza contare i posti di lavoro e il volume d’affari generati dalla cosiddetta filiera della cultura (nell’esempio dell’Arena, quella che va dai costumisti al regista, dai tecnici del suono agli attori). Ciò dimostra, al pari della recente Notte della Taranta 2011, che fare cultura conviene a chi la sa far bene.

L’esempio. Certo – ci si potrà dire – i casi in cui la cultura fa bene all’economia di un sistema sono isolati e sporadici: sono esperienze positive sulle quali, però, non si può imbastire una seria politica di sviluppo. Esiste però l’esempio di un Paese, quella stessa Germania il cui nome evoca l’immagine di “locomotiva d’Europa”, che dimostra che è vero il contrario. Anche nei periodi di maggiore instabilità economica, infatti, i Governi tedeschi hanno proseguito il programma di incremento dei finanziamenti pubblici alla ricerca e allo sviluppo dal 2,4% del PIL del 1999 al 2,78% nel 2009 (il nostro Paese, per non smentirsi, è al 1,28%). La bontà e la lungimiranza di questa scelta sono testimoniate, oltre che dal grado di specializzazione delle imprese tedesche che è sotto gli occhi di tutti, dall’aumento dei posti di lavoro nel settore che sono passati dai 470.729 del 2004 ai 529.226 del 2009 e dalla crescita del PIL tedesco anche in periodo di crisi, del 3,6% nel 2010.

La politica. Per mettere in atto politiche lungimiranti sono necessari, però, un Governo ed una classe dirigente che sappiano cogliere appieno le potenzialità del sistema-Italia, liberando tutte le risorse che in esso si celano, faticano e spesso scappano.

Dire che “di cultura non si mangia” è sintomo di una concezione del Ministero dell’economia che è solo “far quadrare i conti”, senza vedere il proprio ruolo – il ruolo dello Stato – in un seria politica di sviluppo di questo Paese. E’ anche per questo che, ora più che mai, c’è bisogno di noi.

Alberto Trivelli

9/24/11 Commenti 1 Comment

L’Inno d’Italia al “Giro di Padania”

9/11/11 Video No Comments

La Padania non esiste

La Padania non esiste. Non è un’entità territoriale, alla quale al massimo ci si può riferire parlando di “Pianura Padana”, ma è evidente che l’allusione cercata non è questa, dal momento che il Giro di Padania, partito da Paesana (Cn) e arrivato a Montecchio Maggiore, è passato per la Liguria e il Trentino, regioni non appartenenti a tale area geografica. La partecipazione dei Giovani Democratici della Provincia di Vicenza è stata assolutamente pacifica (guarda le foto della manifestazione). Lo striscione, che a caratteri verdi (in pendant con i colori della Lega!) recitava “di Padano esiste solo il grana”, è stato orgogliosamente disteso e accompagnato da decine di bandiere tricolori e inni italiani, intonati addirittura sulle note musicali di una tromba.

Alle premiazioni, dopo aver assistito all’arrivo dei ciclisti, hanno partecipato, tra gli altri, Renzo Bossi e il governatore della regione Veneto, Luca Zaia, entrambi a lungo contestati. Non sono mancati i gesti irrispettosi dei leghisti e di coloro che, infastiditi da questo melodioso sventolamento di bandiere troppo poco verdi, insultavano in modo scontato e poco cortese i manifestanti, talora anche accampando banali scuse per iniziare a discutere animatamente, con poca civiltà.

Ma lo spirito democratico e pacifico di noi GD si è mostrato pronto a non rispondere con la stessa ipocrita arma. Meglio bandiere italiane che puntine da disegno e letame. Meglio cori pacifici che insulti. Meglio fischi che silenzi. Anche per tale motivo non è stata esposta alcuna bandiera arancione col nostro simbolo: lo sport non deve essere strumentalizzato politicamente, ma momento di unione e condivisione. Lo sport deve unire, non essere mezzo indiretto di campagna elettorale, e soprattutto di manipolazione.

E a coloro che, poco convinti dell’importanza di questa manifestazione, non vi hanno partecipato, vorrei dire: forse è vero, i problemi dell’Italia oggi sono altri, ma i problemi del Veneto sono anche questi. Pertanto dobbiamo tentare di contrastare la sempre più opprimente “padanizzazione”.

E dal colle retrostante il palco dei leghisti in festa vedere dei fumogeni, rossi, bianchi e verdi, unirsi ai nostri tricolori, mentre tra fischi e cori i leghisti imperterriti continuavano le premiazioni, non sapendo come arginare le contestazioni, ha dimostrato ancora una volta che ogni manifestazione pacifica ha un potere maggiore rispetto all’imposizione di ideali che, sfruttando ogni mezzo, fomentano l’odio dove invece dovrebbe nascere amore, per il prossimo e per l’alterità, fonte di crescita e conoscenza continua.

C’è molto di più oltre alla Padania. Noi non siamo padani. Siamo italiani, siamo europei.

Angela Tessarolo

9/11/11 Commenti 6 Comments

Di padano c’è solo il grana

9/11/11 Foto 1 Comment

Gestacci padani contro l’Inno d’Italia

Guardate e condividete questo video. È la reazione di un dirigente del Giro della Padania (e quindi della Lega) di fronte ad un ragazzo dei Gd che suona l’inno nazionale. Per fortuna che non doveva essere una corsa politicizzata.

9/10/11 Video No Comments

“Bene il taglio dei prezzi degli abbonamenti AIM”

“Apprendiamo con soddisfazione la notizia del taglio del 14% del prezzo dell’abbonamento Aim per studenti sull’intera rete urbana ed extraurbana. E’ un segnale importante che a fronte dello sconsiderato taglio dei finanziamenti statali e regionali al trasporto pubblico il Comune vada in controtendenza mettendo le esigenze di studenti e famiglie al primo posto. Crediamo inoltre che in una fase di difficoltà come quella che sta vivendo il Paese sia necessario che tutti facciano la loro parte. Il Comune ha fatto la sua, è tempo che anche le scuole vengano incontro alle esigenze degli studenti adottando il sistema delle due fasce orarie che garantirebbe consistenti risparmi all’azienda da reinvestire in un ulteriore taglio del prezzo degli abbonamenti.”

9/7/11 comunicato stampa No Comments