Archives for agosto, 2011

Cosa rende l’Europa indispensabile

Dal commissariamento del Governo da parte della BCE (e li ringraziamo di avercelo fatto sapere), fino ai maldestri tentativi dei nostri Ministri di darsi un’immagine di paladini del rigore, ciò che si sta manifestando negli ultimi tempi è il clamoroso ritardo delle istituzioni europee di fronte ad una crisi che, per sua stessa natura, travalica (per meglio dire, ignora) le frontiere nazionali. Vediamo dunque di esaminare un paio di punti sui quali l’intervento dell’UE va migliorato perché lacunoso o, peggio, promosso perché assente.

La gestione del debito. Mentre la politica monetaria – con l’Euro – è passata completamente nelle mani della BCE, così non è stato per la politica fiscale e per la gestione dei debiti pubblici dei Paesi dell’Area-Euro. Sono i singoli Paesi a dover gestire il proprio debito, all’interno dei vincoli stabiliti dal Patto di Stabilità e Crescita (tra cui i famosi deficit/PIL inferiore al 3% e il debito/PIL inferiore al 60%), ma sostanzialmente liberi di applicarli a proprio piacimento. In un’economia globalizzata come è la nostra, però, una crisi del debito di un Paese non può che avere conseguenze su tutti gli altri, detenendo questi quote importanti del debito in questione. Tradotto: se l’Italia va in default e non può più pagare i propri creditori è certo un problema dell’Italia, ma lo è anche dei suoi creditori (che non vedono più il becco di un quattrino), che nel caso sono in buona parte europei.

Ecco dunque che una gestione europea del debito diventa una necessità ineludibile per tutta l’Area-Euro. In questa direzione va l’istituzione dell’Efsf (European Financial Stability Facility, in attesa di entrare a regime), che emette obbligazioni cui fanno da garanzia non i singoli Stati, ma 16 Paesi della Zona Euro. In questo modo gli stati in difficoltà (oggi l’Irlanda, domani chissà) possono finanziarsi molto più facilmente, portando garanzie ben maggiori di quelle che potrebbero portare singolarmente.

Attualmente questo fondo è decisamente sottodimensionato rispetto alle reali necessità che si prospettano; i modi per rimpolparlo in maniera equa, però ci sono. Per prima cosa l’Europa dovrebbe emettere essa stessa Eurobond, così da avere la liquidità necessaria a passare le secche della crisi. Di proposte sul piatto ce ne sono svariate, ma in Italia si parla d’altro. In secondo luogo, poiché è necessario reperire fondi per la crisi, a pagare deve essere chi la crisi l’ha creata, ovvero la finanza. Per questo ora più che mai bisogna battersi per l’introduzione della FTT (Financial Transation Tax) europea, una tassa sulle transazioni finanziarie che, senza ingessare il mercato, porti risorse utili agli Stati ed ai cittadini.

Il rating. Chiunque abbia seguito le ultime evoluzioni della finanza internazionale si è accorto di come il giudizio sui titoli (e quindi l’andamento dei mercati) sia influenzato in maniera determinante dalle agenzie di rating, ovvero società private (attualmente sono tre: Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch) che si occupano di fornire agli investitori giudizi sui titoli e su chi li emette, condizionando pesantemente i volumi delle transazioni. Queste società, essendo controllate da alcune delle maggiori banche d’investimento mondiali (BlackRock Global Investors, Capital Group e Berkshire Hathaway, per citarne alcune), si trovano in un palese conflitto d’interessi. È facile immaginare, infatti, che i giudizi di queste agenzie rispondano almeno parzialmente agli interessi degli azionisti delle stesse. Tradotto: se chi fornisce al mercato un giudizio sui titoli è controllato dagli stessi agenti che poi operano sul mercato, è possibile (probabile) che i giudizi rispondano più agli interessi dei proprietari che alla realtà.

Di questa realtà si sono accorti da tempo gli avveduti cinesi che, per avere informazioni affidabili sui mercati si sono dotati di una propria agenzia di rating, la Dagong Global, sul cui sitocampeggia (beffardamente?) lo slogan “Value nothing but truth, credit and impartiality”. Sulla stessa strada si dovrebbe muovere anche l’Europa, dotandosi di una propria agenzia di rating (delle tre maggiori due sono statunitensi e Fitch, la più piccola, è inglese) per contrastare lo strapotere dell’oligopolio citato creando un po’ di concorrenza anche nel mercato dei ratings (dove sono finiti gli ultraliberisti della domenica, qui?) e per fornire agli investitori informazioni quanto più oggettive.

La politica. A questo punto viene da chiedersi perché le misure citate non siano state prese molto tempo fa, quando sarebbero state senza dubbio più efficaci. Esiste per questo un grosso problema politico che sta nella ritrosia delle destre conservatrici che governano attualmente l’Europa ad abbracciare il processo di integrazione europea. Dallo storico “I want my money back” pronunciato da Margaret Tatcher riferendosi all’UE, fino all’attuale posizione tedesca, i conservatori hanno sempre eccitato gli egoismi nazionali e non possiamo ora pretendere che vi sia da parte loro un forte impegno in senso opposto. Esiste però anche a sinistra, strisciante, un pregiudizio antieuropeista, che vede nell’Unione solo la longa manus di banche e mercati finanziari, senza considerare da un lato gli effetti positivi che ha avuto fino ad ora il processo di integrazione economica e dall’altro i passi di coesione politica che sono stati fatti e quelli ancora da fare.

Risulta chiaro, dunque, come la bandiera di un europeismo efficace e deciso non possa che stare nelle mani di chi come noi è progressista, di chi crede che il percorso verso un’Europa sempre più unita sia da intraprendere con energia ed ottimismo perché, come scriveva Altiero Spinelli nel celebre Manifesto di Ventotene

“La via da percorrere non è facile, né sicura. Ma deve essere percorsa, e lo sarà!”

Alberto Trivelli

8/18/11 Approfondimenti 3 Comments

Paghi chi non paga mai!

Noi Giovani Democratici del circolo “Gian Attilio Dalla Bona” della Valle dell’Agno apprendiamo con preoccupazione e dispiacere i contenuti della manovra presentata dal Governo.

Una manovra che pesa sulle tasche di chi ha meno, in particolare delle famiglie che si vedono tagliare di netto gli sgravi fiscali.
Una manovra che diminuisce ulteriormente i trasferimenti agli enti locali facendo fare a Comuni e Regioni –anche nella nostra Valle dell’Agno – il “lavoro sporco” di innalzamento della pressione fiscale sui cittadini.
Una manovra che con il “contributo di solidarietà” colpisce il ceto medio dei “rintracciabili”, facendo pagare chi già paga.
Una manovra che, soprattutto, pur facendo pagare un prezzo alto a chi ha di meno, non spingerà di un millimetro il Paese in direzione della crescita. Anzi, togliendo a chi – i ceti medi e bassi – ha più bisogno di consumare, deprimerà la domanda interna dell’Italia, facendola avvitare in una spirale dalle conseguenze nefaste.

Per questo, anche nella Valle dell’Agno, noi Giovani Democratici ci impegneremo attivamente nel contrastare le politiche sbagliate del Governo di Berlusconi e Bossi. Ma criticare senza proporre solitamente non porta da nessuna parte. Per questo porteremo avanti le nostre proposte (che si possono già leggere sul nostro profilo Facebook) per una manovra che, senza toccare i saldi, incida non sulla povera gente, ma su chi può permettersi, in un momento di difficoltà per il nostro Paese, uno sforzo maggiore. Il messaggio deve essere chiaro: PAGHI CHI NON PAGA MAI!

Alberto Carpenedo e Alberto Trivelli
coordinatori del circolo GD “Gian Attilio Dalla Bona”
della Valle dell’Agno

8/18/11 comunicato stampa No Comments

Solidarietà ai lavori della MML di Agugliaro

Noi Giovani Democratici della provincia di Vicenza guardiamo con particolare attenzione alla vicenda MML di Agugliaro. In particolare, esprimiamo la nostra più forte solidarietà agli uomini e alle donne che in queste ore stanno occupando lo stabilimento per difendere il futuro proprio e delle proprie famiglie.

Il dramma della delocalizzazione distruttrice, quella delocalizzazione che lascia i lavoratori senza occupazione e con scarsa possibilità di ricollocazione, affligge da anni il vicentino, e da anni trova la politica impreparata e senza risposte. Noi pensiamo che sia compito delle istituzioni impegnarsi per saldare alla richiesta di produttività e di efficienza economica i sacrosanti diritti dei lavoratori, a partire dal fondamentale diritto al lavoro. Assistiamo quindi con sorpresa all’assoluto disinteresse dell’amministrazione di Agugliaro e della provincia di Vicenza di fronte a queste quaranta famiglie che rischiano di rimanere senza un’importante (se non essenziale) fonte di reddito. Riteniamo inoltre scorretto da parte della dirigenza Lamborghini/Volfkswagen l’aver cercato di spostare i macchinari dallo stabilimento senza nessun preavviso e in barba agli accordi intercorsi con le rappresentanze sindacali.

Per questa vicenda, come per altre analoghe, riteniamo che la via maestra sia la riconversione degli impianti in produzioni economicamente sostenibili mirata alla salvaguardia dei posti di lavoro, riconversione che lo Stato deve incentivare ed aiutare, non lasciando preclusa nessuna possibilità, a partire da quella della gestione cooperativa da parte dei lavoratori stessi.

 


8/18/11 comunicato stampa No Comments

Il Giornale di Vicenza, 17.08.2011, pag. 19

8/17/11 Ritagli stampa No Comments

Il Giornale di Vicenza, 12.08.2011, pag. 28

8/12/11 Ritagli stampa No Comments

Il Giornale di Vicenza, 09.08.2011, pag. 46 – lettere

8/9/11 Ritagli stampa No Comments