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Grazie, Giorgio

Da parecchi mesi assistiamo ad un continuo e progressivo degrado della politica di Governo e delle istituzioni, di alcuni ministri, sottosegretari e parlamentari. Non solo il Premier ma anche uomini a lui vicini o vicinissimi, vedi Gianni Letta e Alfonso Papa, sono al centro di inchieste e di sospetti che la dicono lunga sulla compromissione del Governo con i poteri occulti, che da quanto emerge dalle recenti inchieste sembrano essere fondamentali per le scelte politiche e per le nomine di cariche di rilievo, da quelle di sottosegretari a quelle di amministratori di importanti aziende a partecipazione pubblica. Gli italiani, davanti agli scandali che stanno emergendo, spesso reagiscono guidati dall’istinto, condannando il maniera unanime e generalizzata la politica tutta e i partiti. Ma è doveroso ricordare, parafrasando un intervento di qualche settimana fa del segretario del PD Bersani, che i politici possono non piacere, possono non rispondere a tutte le aspettative degli elettori, ma non per questo sono da considerarsi tutti uguali. Per uscire dal degrado della politica la soluzione meno invasiva e più sensata è proprio quella che viene dalla politica stessa, da una politica fatta dal basso, da una fiducia che deve partire dai circoli locali di partito e che deve travasarsi anche in ambito nazionale. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano è la dimostrazione che il raziocinio, il buon senso, la fiducia nella politica e l’equilibrio nelle istituzioni ci possono ancora essere, incarna meglio di chiunque altro la figura di rappresentante più alto del nostro Paese non solo perché vuole essere il presidente di tutti gli italiani ma perché continuamente auspica un cambio di rotta nel modo di affrontare i problemi dell’Italia, da quelli del precariato giovanile a quelli delle necessarie riforme istituzionali. La copertina de L’Espresso di questa settimana è dedicata a piena pagina proprio a Napolitano e Bruno Manfellotto, direttore del settimanale, giustamente intitola il suo editoriale Meno male che Giorgio c’è”, sottolineando che in questi anni la debolezza della politica avrebbe potuto benissimo far finire il Presidente della Repubblica fuori strada ma che proprio per ovviare a questa situazione di degrado Napolitano ha cercato con fermezza e prudenza di essere un punto di riferimento e di ispirazione per tutte le istutizoni. Che queste ultime non abbiano accolto il suo messaggio è cosa assodata, ma sembra doveroso dedicare almeno un articolo a una delle poche persone che credono ancora nella politica come strumento al servizio dei cittadini, nel ruolo delle istitiuzioni, nel dialogo e nella ragionevolezza. Sempre basandosi sulla Costituzione, nata dalla Resistenza. Entrambe cose che Napolitano conosce bene.

Alberto Carpenedo

 

 

7/9/11 Senza categoria No Comments