Archives for marzo, 2011

Piccoli momenti di felicità

28 marzo 2010. Dopo 8 anni, Silvio Berlusconi torna a fare il cittadino, presentandosi al Palazzo di Giustizia di Milano, per il processo Mediatrade. Un indagine, l’ennesima (qui non possiamo dargli torto), sulle oscure manovre fiscali che hanno reso possibile il suo impero.

L’evento non può non farci sorridere.

Per 8 anni il premier ha evitato di compiere un gesto che poteva ricollegarlo alla normale realtà delle cose: quella per cui si è giudicati per i propri errori. Persino se questo significa farsi riprendere all’entrata di un Tribunale, e che poi queste immagini finiscano sulle sue diverse, personali, reti televisive.

In questo ventennio berlusconiano, i governi di centrodestra hanno operato, con ogni mezzo, per evitare giornate come questa. Attraverso “riforme”, leggi, battaglie mediatiche, attacchi alla magistratura e alla Costituzione. Come se i problemi del Paese fossero questi.

Quindi sì, vedere Berlusconi andare dal giudice per rispondere delle sue azioni, fa sorridere. Poco importa (per adesso) se si riuscirà un giorno a far luce sulla sua storia. E passiamo oltre anche su chi, fuori dal tribunale, osannava e sosteneva una persona che sente il bisogno di nascondersi da ogni forma di accusa, critica, confronto-Legge. Se ci riusciamo, allora ignoriamo per un attimo la macchina del fango che hanno creato le sue televisioni, dove anche nei programmi di più infima qualità c’è bisogno di figuranti che si fingano aquilani felici per una casa immaginaria.  Per far vedere che va tutto bene, sempre.

Possiamo sorridere per un momento: ai telegiornali, anche quelli di Mediaset, possiamo vedere l’imputato Berlusconi andare in aula. Ma non è un sorriso saracastico il nostro, frutto dell’ossessione e della persecuzione nei suoi confronti.

Ma dev’essere questa sensazione che, anche per chi si arroga diritti al di sopra delle leggi, le scorciatoie rimaste siano ormai poche. La straordinaria rivoluzione in atto negli stati nordafricani, contro dittatori e tiranni (amici del premier) sono una grande spinta di ottimisimo, e fiducia.  Ma anche aver festeggiato, tutti insieme, al di là del bunga bunga, i 150 anni di questo nostro paese.

Quando si parla dei processi di Berlusconi, si viene accusati di antiberlusconismo, o giustizialismo. È giusto invece ricordarcene sempre. Sempre, perchè non sia mai che l’anomalia che Berlusconi e la sua corte hanno creato in Italia diventi norma, realtà o morale. Perchè per noi democratici il berlusconismo è certamente un avversario politico, ma, soprattutto, un modello di società che contrastiamo in ogni sua parte, e che la storia condannerà. E noi abbiamo questa certezza: le cose cambieranno. Siamo pronti.

Giovanni Selmo

 

3/29/11 Commenti, Italia No Comments

I GD per l’Unità d’Italia

I nostri banchetti a Thiene e a Valdagno.

3/28/11 Foto No Comments

‘Quando lo Stato si prepara ad assassinare, si fa chiamare patria.’

Mohamed era un giovane tunisino laureato, costretto al commercio ambulante per l’impossibilità di trovare lavoro.  Si è dato fuoco in segno di protesta per il sequestro della sua merce.

Scossa da questo episodio, la popolazione tunisina dà il via ad una serie di sommosse contro il regime di Ben Alì, manifestando un malcontento generale che presto travalicherà il confine nazionale. Algeria, Marocco, Yemen, Iraq, Bahrein e il più recente Egitto, vittima del trentennale potere di Mubarak. Si tratta di un vero e proprio focolaio che non accenna a spegnersi… ultima in ordine di tempo, ma più importante per la gravità della situazione rimane la Libia, dove l’intera regione della Cirenaica insorge contro un regime quarantennale. Ed è di questi ultimi giorni, la notizia di una Siria scintillante di proteste, in cui in modo naturale e spontaneo, l’-'incendio della libertà- divampa. Si tratta senz’altro del terremoto politico più rilevante degli ultimi anni, imprevedibile sia per estensione che per velocità di diffusione, in cui i mezzi di comunicazione e la rete hanno avuto un ruolo particolare. Quasi come un’epidemia, ogni giorno un nuovo paese ne è stato contagiato, pressato dalla richiesta di libertà, diritti umani da parte di un popolo stanco, ormai frustrato da stati di emergenza decennali, governi antidemocratici, dure condizioni di vita, clientelismo, corruzione delle classi dirigenti, disoccupazione giovanile e scarse prospettive future, nonchè dall’ineguaglianza nella distribuzione della ricchezza.

Che valore attribuire a questo processo di mutamento politico? E’ un momento di cesura storico-politica o si tratta di semplici agitazioni di superficie… passeggere, che non mineranno le radici dell’organizzazione sociale del mondo arabo?

Il mutamento è una componente costante della società. Occorre però distinguere due tipi di mutamento: quello fisiologico, ossia ricorrente ed innocuo in quanto non mira a modificare la gerarchia dei valori e delle posizioni sociali all’interno di una nazione e l’innovazione. Quest’ultima determina una revisione profonda dei presupposti e delle regole su cui si fonda il sistema sociale, comportando nuovi valori, bisogni e conseguenze in una società di fatto nuova. Ed è proprio questo tipo di mutamento-innovazione, parte costituente di quel vento che spira nelle terre di protesta che osserviamo da 3 mesi, desideroso di rompere definitivamente con il passato e che non ha intenzione di accontentarsi con un semplice ricambio dei vertici. La fase innovativa, carica di crisi ed incertezza circa il futuro, chiede Costituzioni… un nuovo inizio rispetto alla legalità precedente. Il successo delle sommosse è tutt’altro che imminente. Le ultime notizie ci inducono a pensare che l’intenzione di rompere col passato e ripartire da zero, sia forse fallita. Ma l’eredità di fondo di queste sollevazioni, riuscite o meno (sarà il futuro a decretarlo), è importantissima perchè fatta di idee e desideri, immuni ai colpi d’arma da fuoco, di una società più giusta e nuova. Nonostante il rischio concreto (che avrebbe drammatiche conseguenze politiche di natura globale) di nuove giunte militari al potere, di un ritorno o una permanenza del “vecchio” o al peggio di fondamentalisti, ciò che più importa è la presa di coscienza collettiva definitivamente avvenuta. E questa è la più importante e più duratura conquista. Grazie al risveglio di popolo, il corso degli eventi sta subendo una svolta cruciale, senza dubbio innovativa, e la Storia non torna mai sui suoi passi.

Barbara Michelin

3/27/11 Senza categoria No Comments

Ancora tagli alla cultura

“Oltre al danno, la beffa. Il governo, dopo aver diminuito di 280 milioni (pari all’80% del totale) i fondi previsti per la cultura in Finanziaria, ha inserito nel decreto Milleproroghe una tassa di un euro su tutti i biglietti del cinema a partire dal 1 luglio 2011. Andare al cinema costerà quindi di più, perché la tassa sarà scaricata direttamente sul biglietto. Siamo di fronte all’enesima presa in giro – dichiara Giacomo Possamai, segretario provinciale dei Giovani Democratici – Non solo si mette in ginocchio l’intero settore con tagli che, di fatto, imporranno la chiusura di molti teatri, enti lirici e cinema ma si decide di far cassa imponendo a tutti i frequentatori dei cinema una tassa su ciascun biglietto. Abbiamo quindi deciso di promuovere una petizione online che è stata già lanciata su Facebook e in poche ore ha avuto decine di adesioni. Le prossime due settimane ci vedranno impegnati con i nostri banchetti e i nostri volantini fuori da tutti i cinema della provincia per informare la cittadinanza e promuovere la nostra petizione.”
“Questo combinato di interventi legislativi renderà praticamente impossibile per amministrazioni pubbliche, aziende e fondazioni che gestiscono i servizi e le attività culturali e di spettacolo, continuare a proporre e far crescere i propri progetti, andando nella direzione opposta invocata da chi, in Italia e in Europa, vorrebbe che si scommettesse sulla cultura come motore di sviluppo – sostiene Francesca Lazzari, assessore alla Cultura del Comune di Vicenza - Con quali prospettive allora può un paese immaginare il proprio futuro se si rinuncia già in partenza a puntare su un comparto dalle enormi potenzialità, sul quale scommettere per uscire dalla crisi e dare competitività all’economia? Chi ha scritto queste leggi, chi le ha promosse, chi le ha votate lo sa che in Italia ci sono oltre 900 mila imprese operanti in attività legate al settore culturale e creativo e che, ancora nel 2009 in piena crisi, la spesa delle famiglie italiane per la cultura ha rappresentato il 7% della loro spesa complessiva?  Cultura a rischio paralisi e l’Italia è cultura – prosegue la Lazzari – che questo ambito venga  colpito da tagli indiscriminati e non venga mai  posto al centro di un’azione per lo sviluppo del paese è  miope e incoerente e dimostra assenza di visione e  di responsabilità per il futuro delle giovani generazioni. Siamo nella società della conoscenza e si pratica la politica dell’ignoranza.”

3/21/11 comunicato stampa No Comments

Il Giornale di Vicenza, 21.03.2011, pag. 11

3/21/11 Ritagli stampa No Comments

Lettera aperta ad Andrea Causin

Gentile Andrea Causin,

in questo momento forse bisognerebbe parlare dei fatti drammatici della Libia o del Giappone, ma la sua decisione di lasciare il PD non ha lasciato indifferenti i tanti militanti di questo Partito.
Alcuni di noi l’hanno anche sostenuta quando due anni fa si candidò alla segreteria regionale di questo partito. Ci abbiamo tutti messo la faccia, impegnandoci e sostenendo le proprie idee all’interno del dibattito congressuale. Ora è molto difficile capire la sua decisione di lasciare il Partito a due anni dal quel congresso e ad un anno dalla sua elezione in Consiglio Regionale nelle liste del PD.
Chi scrive è stato spesso in disaccordo con la linea della dirigenza regionale e nazionale. Ha condiviso anche alcune delle sue critiche che l’hanno portata a dimettersi da vicesegretario regionale. La motivazione di non riconoscersi più in un partito a suo dire “social democratico” suona però alquanto pretestuosa. Perché non ha espresso il suo “disagio nello stare nel PD” prima delle Regionali? Forse perché allora le servivano i voti degli elettori del PD per conquistare il posto in Consiglio Regionale? È vero, lei non è un Calearo calato dall’alto in una lista bloccata, ma è stato eletto con le preferenze sulla scheda elettorale. Ma è anche vero che le settemila preferenze personali servono a poco senza l’impegno dei tanti militanti che l’hanno sostenuta e il voto dei centomila elettori che hanno scelto il Partito Democratico in Provincia di Venezia.
Per un giovane che si impegna in un partito fa male vedere comportamenti come il suo che sanno di vecchia politica. Lei ha utilizzato questo partito per farsi eleggere. Ora lo lascia, conservando però la poltrona in consiglio regionale.
Se non vuole più giocare, ci ridia almeno la palla.

Giuseppe Peronato

3/20/11 Commenti 3 Comments