Archives for febbraio, 2011

Non facciamo gli spettatori

2/27/11 Materiali No Comments

La crisi non la possono pagare i ragazzi

Tra i 30 e i 60 dipendenti lasciati a casa e più di 3000 studenti ai quali dall’anno prossimo non sarà più possibile garantire il servizio di trasporto pubblico. Sono numeri frutto dei pesanti tagli inferti al settori trasporti nel bilancio regionale in corso d’approvazione in questi giorni. Come sempre, PDL e Lega scelgono di far pagare la crisi a chi non è in grado di difendersi: gli studenti e le famiglie. Ad usare i mezzi pubblici sono tendenzialmente le persone che per ragioni d’età, economiche o di salute non possono muoversi autonomamente. Per questo motivo ad utilizzare il servizio di FTV sono le fasce più deboli della società: studenti, anziani, handicappati. Non è una novità, certo. Dal governo nazionale a quello regionale, la politica del centrodestra è sempre la stessa: la crisi la paghino i più deboli, quelli che non hanno i mezzi per protestare, quelli che non possono far sentire le loro ragioni. Questi tagli porteranno a due conseguenze: una più immediata, l’altra meno evidente. La prima è che, come ha già detto l’amministratore unico di FTV Valter Barruchello, sarà inevitabile innalzare i prezzi degli abbonamenti e dei biglietti. Una questione prettamente economica, quindi. Ma è la seconda, quella meno evidente, a preoccuparci di più. Ed è il fatto che 3000 studenti l’anno prossimo non avranno più la possibilità di utilizzare le corriere di FTV per recarsi a scuola. Come andranno a scuola questi studenti? Non tutti i genitori hanno la possibilità di accompagnare i propri figli a scuola magari perché, banalmente, a quell’ora devono andare a lavorare. Come pensiamo di garantire a questi ragazzi il diritto allo studio, uno dei diritti fondamentali garantiti dalla nostra Costituzione? Per questo noi chiediamo alla Regione un ripensamento su questi tagli indiscriminati. Lo faremo tramite una raccolta firme in tutti gli istituti scolastici della provincia, chiedendo che non siano gli studenti e le famiglie a pagare le scelte sbagliate fatte in passato. Sarebbe sufficiente una scelta di buon senso: reintrodurre l’addizionale IRPEF sui redditi più alti, tolta già dalla giunta Galan, per colmare ampiamente il buco nel settore trasporti del bilancio regionale. Ma, come sempre, il buon senso è merce rara.

2/24/11 comunicato stampa No Comments

Perdere due volte con i rifiuti

Dalla Napoli di grande tradizione sartoriale arrivano le più famose cravatte italiane mentre dal porto campano parte per l’export il materiale per la manifattura cinese. “Materia prima Secondaria” così si chiama la monnezza triturata che spediamo in Cina nei container che poi ci rimandano carichi di spazzatura trasformata in giocattoli e vestiti!

Questo grottesco paradosso tutto italiano ha radici lontane, profonde e maleodoranti, le città-discarica più grandi d’Europa, il minor numero di termovalorizzatori per abitante e le disparità inaccettabili della raccolta differenziata con il Piemonte, il Trentino e il Veneto oltre il 50%, la Puglia al 10,6% e la Sicilia al 6,7% a fronte del maggior numero di lavoratori nel settore.

Questa nostra tragedia ambientale, economica e sociale tutta Made in Italy nasce dall’incapacità di rinnovarci, riutilizzare e riciclare. L’Italia reimpiega in energia il 13% dei propri rifiuti contro il 46% della Francia, che evidentemente non si avvale solo dell’energia nucleare per il fabbisogno energetico, ma di un sistema integrato e organizzato di produzione diversificata in cui l’atomo rappresenta una parte importante, ma non è la lampada di Aladino.

L’altra faccia della medagli sono le discariche. Infatti se non ricicliamo, dove li mettiamo i rifiuti? La Francia gestisce così l’8% della spazzatura, la Germania solo il 4% mentre nel nostro paese siamo al 43%. In questo modo non solo perdiamo l’opportunità di guadagnare sui rifiuti, non solo ci costano milioni di euro per farli smaltire dai tedeschi ma ci avveleniamo con immense cloache a cielo aperto che producono esternalità negative incalcolabili per tutta la società.

Le soluzioni a questo disastro sono valide e percorribili. I termovalorizzatori tanto temuti senza reale conoscenza, garantiscono una valida gestione nel Nord Italia con 46 impianti, mentre al Sud con solo sei termovalorizzatori  i problemi nascono da questa mancanza di strutture per incapacità politica e avversione popolare che hanno portato alle catastrofiche situazioni di Palermo e Napoli.

Fortunatamente basta percorrere i 56 km che separano Napoli da Salerno per capire che gestire bene i rifiuti anche in Campania è possibile. Raccolta differenziata al 60,3% nel 2009 e quasi al 70% nell’ultimo anno, un nuovissimo impianto di compostaggio che utilizza pannelli solari realizzato con fondi europei e comunali e l’ambizioso ma realizzabile obiettivo di rendere Salerno completamente autonoma ed efficiente nel gestire il ciclo dei rifiuti con importanti benefici economici e salutari per le famiglie salernitane.

Giacomo Gabrieletto

2/8/11 Italia No Comments

Se non ora, quando?


A Vicenza, domenica 13 febbraio, ore 14 in Piazzale De Gasperi (davanti al PAM).

2/8/11 Iniziative No Comments

Agli sgoccioli

Quando un ciclo politico si sta palesemente chiudendo i rappresentanti di quella classe dirigente dovrebbero farsi da parte, ammettere la propria sconfitta e lasciar spazio al nuovo che bussa alla porta. Berlusconi sembra non averlo capito, ostinandosi a fare il contrario. Lo dimostrano gli ultimi frequentissimi suoi interventi pubblici, dagli ormai consueti videomessaggi alle lettere ai quotidiani, dalle interviste rilasciate ai TG alle telefonate in diretta per interrompere quei “postriboli” televisivi che hanno il difetto, pensate un po’, di permettersi di criticarlo. Evidentemente lo stesso Presidente del Consiglio sembra non volersi arrendere davanti all’evidenza, cerca di dimenticare che il decoro delle istituzioni in Italia è diventato ormai un optional e tra il Rubygate e le continue promesse ai cittadini il risultato è che da mesi non si parla più di politica. Solo in questi ultimi giorni Berlusconi ha ricominciato a parlare di cose che potrebbero interessare il Paese, ma trattasi appunto di promesse (le ennesime), di quelle che l’Italia è abituata a sentire da quasi diciassette anni. Stiamo ancora aspettando i fatti. Dimostrare che di sole promesse si tratta è molto semplice: perché si parla soltanto adesso di rivoluzione liberale e di scossa all’economia italiana? Perché dal ’94 ad oggi non c’è stata nessuna rivoluzione liberale, e soltanto ora questa formula viene rispolverata? Siamo agli sgoccioli, e questo è soltanto uno dei tanti tentativi di arrampicarsi agli specchi promettendo rivoluzioni che sotto il berlusconismo non sono mai avventute. Pierluigi Bersani ha giustamente detto no ad una collaborazione con la maggioranza per questa rivoluzione liberale, rispondendo a Berlusconi tra le stesse pagine del giornale in cui il giorno precedente proprio il Presidente del Consiglio aveva fiaccamente annunciato l’ennesima grande svolta che avrebbe in mente per il nostro Paese. “E’ una proposta che arriva fuori tempo massimo”, scrive Bersani, “e noi ci siamo fatti un’idea piuttosto precisa della situazione italiana e dei possibili e difficili rimedi”. Assodato che Bersani abbia elencato con precisione le proposte del PD per superare la crisi, per il rilancio dell’economia e per una giusta politica sociale è ora importante che siano i cittadini italiani a capire che chi per quasi un ventennio non è stato artefice di alcun cambiamento non può di certo prometterlo adesso.

Alberto Carpenedo

2/3/11 Italia No Comments

Possamai: Spille tricolori vs Serenissima a lutto, una pagliacciata

2/1/11 Video No Comments