Archives for novembre, 2010

Ma tu sei del PD?

L’ennesimo governo Berlusconi pare stia per cadere. Cosa succederà dopo? Altre elezioni? Altro governo? Altre maggioranze?

Il mio pensiero questi giorni si allontana sempre di più da questa nebbia politica e si rivolge invece a quei ragazzi che dovrebbero apprestarsi al possibile voto. Pensavo soprattutto a una serie di giovani che mi piace definire ancora “di sinistra”. Ma cosa vuol dire poi?   Ha ancora senso?

A me piace crederlo. Ragazzi che seguono con passione le storie di Saviano il lunedì sera, ragazzi che si emozionano studiando la Resistenza e la Costituzione, ma anche ragazzi che chiedono lo scontrino quando viene loro nascosto, giovani laureandi o laureati senza possibilità di lavoro,ma che con grande tenacia lo cercano tra i spiragli. E ancora, ragazzi che amano leggere, informarsi, dibattere nelle proprie scuole e università, che manifestano, che hanno cantato i Modena o Guccini, che credono che la bicicletta è da preferire alla macchina, se è possibile scegliere.

“Valori”. Bersani e Fini, a “Vieni Via Con Me”, hanno letto un elenco dei valori della sinistra e della destra. Niente propaganda, escort, ingiurie, offese, promesse. Semplicemente hanno spiegato lo Scopo del loro fare politica, dell’essere una parte che si confronta e si batte per il proprio Paese.

Come dare torto a quei ragazzi che non sanno cosa (al momento non possiamo ancora dire “chi”) votare? Da anni la politica della tv, dei corrotti e degli incompetenti, ha svilito la bellezza di essere “partito”. Colpisce sempre che i miei amici, i nostri coetanei, vedendoci magari con la bandiera dei Democratici, non ci riempiano di insulti, ma chiedano sempre: “perché seguite ancora quei vecchi politici? Non ne avete avuto abbastanza di insuccessi? Vi rendete conto che il vostro Partito non funziona?”

Cavolo, sono tutte domande che ci facciamo anche noi, sempre. Sono tutte domande legittime.

Noi, che scriviamo in questo sito, possiamo solo rispondere che abbiamo scelto un partito perché ci sentiamo accomunati, prima di tutto, da quei valori che ha letto Bersani. Perché il nostro è un Paese bellissimo, e deve essere risollevato con lo strumento che i nostri nonni hanno conquistato, la Politica. La parte che rappresenta i vostri ideali, qualunque essa sia, aiutatela, sostenetela, cambiatela!

Abbiamo la Costituzione più bella del mondo, proteggiamola e facciamola rispettare.

Credeteci, o vincono loro.

Giovanni Selmo

11/22/10 Commenti No Comments

La fabbrica degli sprechi

Lei è M.Cristina Tomaselli.  Laurea in psicologia. Giovane 30enne precaria. Fidanzata da qualche anno, con l’idea di metter su famiglia. E’ il 2004 e le si presenta sotto mano l’opportunità giusta per dare una svolta alla propria vita, iniziando a progettare un futuro, a pensare ad una casa, a dei figli… tutto ruota attorno a quella possibilità.

Lei è una delle tante che una mattina si presenta ad un concorso pubblico, bandito dal Ministero di Grazia per 39 posti come psicologo interno da assegnare agli istituti penitenziari, visto il crescente tasso di suicidi che già dal 2001 è in crescita esponenziale. Lei è un’esempio di persona che studia giorno e notte per guadagnarsi a suon di merito l’occasione. E ce la fa, scoprendolo solo nel 2006. Sbaraglia 3000 concorrenti e si classifica prima in quel concorso. L’opportunità per M.Cristina sembra essere arrivata. Sembra sul piano teorico, ma M.Cristina è ancora lì, ad aspettare il suo posto. Un posto guadagnato passando ore ed ore sui libri, un posto che di fatto altro non è se non una falsa ed illusiva speranza… irrisolvibile anche tramite ricorsi al tar e sentenze di questo o dell’altro giudice del lavoro. M.Cristina è una come noi, come tanti. Anche se non la conosciamo direttamente, anche se non l’abbiamo mai vista in tv, rappresenta una delle tante facce ignote di quella che è la nostra fabbrica di sprechi.

Ogni anno si ripete sempre la stessa storia. Precari nel limbo che festeggiano un’assunzione mai arrivata, nonostante siano vincitori di un concorso. Sono in 100mila loro: i bluffati da un’attesa infinita. Talvolta accade che l’ente locale si rivolga ai precari per chiamata diretta, talvolta si preferiscono le consulenze esterne o c’è di mezzo l’ennesima finanziaria con la quale si blocca il turnover dell’organico. Ora siamo bloccati fino al 2013, governo permettendo. Eppure la macchina dei concorsi va avanti imperterrita. Perchè? Per produrre cosa, fabbriche di sogni? E quanto costa alla collettività, che diciamo proprio bene in questo periodo non se la passa, il promuovere ed eseguire concorsi che non creano occupazione? Perchè succede solo in Italia una riduzione dell’organico da una parte e un’approvazione dall’altra di nuovi concorsi? Chi ci guadagna? Chi mette in tasca l’enorme flusso di denaro pubblico che viene speso inutilmente quando di sprechi ne abbiamo le tasche piene?

Brunetta dice che il pubblico ha 300mila esuberi, ma 7mila sono i nuovi bandi per concorso pubblico 2010. 3 mld l’anno spesi dallo Stato per pagare le commissioni con compensi di esaminatori che possono arrivare a sfiorare i 7500 euro. 100mila dal 2000, i falsi illusi vincitori senza posto. E così si arriva a capire paradossi come quello di una Regione Sicilia con 4 volte il numero di funzionari di una Lombardia. Poi magari leggi anche sul giornale che in quel di Brescia, per un concorso per selezionare 8 impiegati provinciali, ben 5 sono le prescelte e fatalità sono tutte figure molto vicine al Carroccio, una figlia di un assessore comunale, l’altra nipote di un assessore provinciale e la figlia del vicesindaco di Brescia.

E allora, parafrasando Gaber, visto che perfortuna o purtroppo italiani lo siamo, abbiamo un bel paese poco saggio e dalle idee confuse. Rimbocchiamoci le maniche visto che il mondo proprio un teatrino non è.

Barbara Michelin

11/20/10 Senza categoria No Comments

A Milano le primarie premiano Pisapia

Il vendoliano Giuliano Pisapia (in foto, primo da destra) vince le primarie per la scelta del candidato sindaco di Milano del centrosinistra. Ha avuto la meglio sul candidato appoggiato direttamente dal Partito Democratico, l’architetto Stefano Boeri (in foto, secondo da destra), fratello dell’economista Tito. Le percentuali ci mostrano come la differenza di voti tra i due sia stata decisiva ma non abissale: a Pisapia, ex deputato eletto nelle liste di Rifondazione per la XIII e XIV legislatura, il 45,36% delle preferenze, a Boeri il 40,16%. Valerio Onida e Michele Sacerdoti, gli altri sfidanti in lizza, si fermano rispettivamente a quota 13,41% e 1,07%. Venendo all’affluenza ricordiamo che alle Primarie comunali del 2006 avevano votato 82mila persone, mentre ieri non è stata superata la soglia dei 68mila.

A questo punto le domande sorgono spontanee. E’ una sconfitta per il PD? La vittoria di Pisapia è positiva per il centrosinistra? Rappresenta un fattore che potrà dare un maggior contributo nel confronto elettorale con Letizia Moratti, ricandidata a sindaco di Milano proprio ieri nelle liste del PDL? Le interpretazioni sono molteplici, si va da chi sostiene che la vittoria dell’ex deputato di Rifondazione creerà un terremoto nel PD a chi vede in questo successo una candidatura che darà del filo da torcere alla Moratti. Ma questo è il classico momento in cui le divisioni e le lacerazioni non dovrebbero esserci. Pisapia è il candidato che gli elettori delle Primarie hanno democraticamente scelto secondo un procedimento deciso dall’intero centrosinistra e che ha visto la partecipazione di quattro pretendenti, tutti di indiscutibile profilo professionale e morale. Se la base ha scelto Pisapia il motivo è molto semplice: i cittadini milanesi di centrosinistra hanno individuato nell’avvocato cassazionista la persona che ritengono ideale per la guida della città. Ricordiamo velocemente una vicenda analoga, quella delle elezioni regionali in Puglia: Vendola si era imposto alle primarie, le perplessità di più di un dirigente del PD erano alle stelle, ma quando si è arrivati al voto decisivo il candidato di SeL è riuscito a vincere per la seconda volta consecutiva le elezioni venendo riconfermato Presidente della Regione. A Milano le cose non sono poi così diverse: un candidato di Sinistra Ecologia e Libertà si impone su quello del Partito Democratico e si candida per tutto il centrosinistra. Manca la seconda parte della storia. Ed è per questo che le tantissime preferenze andate a Boeri non dovranno dividere le opinioni su quello che di fatto è il candidato che gli elettori del centrosinistra sono chiamati a votare alle amministrative del 2011. D’altronde lo stesso Boeri, persona dotata di buon senso, si è complimentato col vincitore Pisapia, ha auspicato la massima unità e ha sostenuto che questa è stata una “esperienza nuova, intensa e fantastica” e che “questo per me è il risultato più bello insieme ai tanti giovani che con la mia candidatura hanno riacquistato il gusto per la buona politica”. Dopo un ringraziamento al PD per l’appoggio, l’architetto afferma anche che “questa esperienza non si chiuderà qui”. Molto positive anche le dichiarazioni di Maurizio Martina, segretario del Partito Democratico della Regione Lombardia, che smentisce ogni ipotesi di appoggio di una parte del partito ad una possibile candidatura centrista di uno rispolverato Gabriele Albertini. Qualche giorno fa Martina aveva definito “assurde” queste voci, ribadendo che “se vince Pisapia, è chiaro che il partito lo sosterrà fino in fondo”. Auspica una sana unità anche il capogruppo del PD del consiglio comunale di Milano, Pierfrancesco Majorino, che fa ulteriore chiarezza affermando che verrà sostenuto il candidato vincente, arrivando poi a plaudire Boeri, che ha “portato un contributo straordinario di idee e passione”.

Un centrosinistra che vuol essere competitivo, credibile e riformatore deve saper ascoltare l’opinione dei suoi elettori, che sempre più spesso dovrebbero essere coinvolti in decisioni importanti come queste. Le primarie hanno garantito di gettare le fondamenta su cui, a partire da oggi, bisognerà costruire un progetto valido per il futuro di Milano, nella massima unità e coesione, senza rancori ed amarezze.

Alberto Carpenedo

11/15/10 Senza categoria No Comments

Assemblea provinciale “Il lavoro dopo Pomigliano”

11/7/10 Foto No Comments

I bamboccioni nel fango

Ci chiamano in molti modi. Generazione xy, bamboccioni, gente senza spina dorsale. Sociologi, filosofi, politici discettano da anni sulla crisi educativa, sui giovani chiusi nel loro bozzolo, sugli errori fatti dai nostri genitori nel crescerci. Ci dipingono come una generazione di ragazzi tendenzialmente apatici, interessati solo al loro orticello, comodi, non educati alla fatica e a fronteggiare le emergenze. Bravi solo a giocare alla playstation e a stare davanti al computer.

E allora facciamo una cosa. Portiamoli tutti in gita a Vicenza i sociologi, i filosofi e i politici. Accompagniamoli davanti alla tenda della Protezione Civile in Piazza Matteotti. Facciamogli vedere le centinaia di ragazzi in coda per il loro turno da volontari, talmente tanti che non ci sono vanghe e guanti per tutti. Ragazzi anche giovanissimi, dai 14 anni in su. Giovani di ogni tipo, anche quelli che non ti aspetteresti proprio di trovare lì. Studenti universitari fuori sede tornati solo per dare una mano, lavoratori che hanno preso una mezza giornata di ferie, ragazzi delle superiori a casa da scuola che vogliono dare una mano. Vengono assegnati ai loro capisquadra e partono vanga in mano e stivali ai piedi. Probabilmente pochi di loro (pochi di noi) hanno mai svuotato una cantina dal fango con un badile o pulito un muro con un idropulitrice. Noi il mitico ’66 l’abbiamo sentito solo dal racconto dei nostri genitori o dei nostri nonni. Ma, davanti al disastro, abbiamo capito che tutti possiamo essere utili e che eravamo noi per primi a doverci muovere. Portiamo quindi i nostri sociologi e i nostri filosofi per le vie della città, nelle case, nei garage, nei negozi per vedere quanti giovani con le casacche gialle e arancioni lavorano con vanghe e carriole. Facciamogli vedere che questa generazione quando arriva il momento di rimboccarsi le maniche lo fa. Mostriamogli come nei momenti duri le generazioni sanno ritrovarsi e apprezzarsi: giovani, adulti e anziani che spostano mobili, spalano fango, puliscono pavimenti, raccolgono sacchi. Insieme, anche se non si conoscono. C’è un’immagine in particolare che mi resterà di questi giorni, come quelle foto “simbolo” che restano nell’immaginario collettivo dopo una guerra o un qualche disastro. L’immagine di un ragazzo giovanissimo che, tornando alla tenda alla fine del turno, vede un vecchietto con la pala in mano che cerca di caricare su una carriola il fango che ingombra l’ingresso di casa sua. Il ragazzo si ferma, attraversa la strada, prende la pala dalle mani del vecchietto e non se ne va finché non ha liberato l’ingresso. Questo è stata, anche, l’alluvione. E’ stata la possibilità di lavorare assieme per sistemare le cose, la possibilità per vite e mondi distanti di condividere un obiettivo. La nostra è una generazione nata tra gli agi e i comodi del suo tempo, chi lo può negare? Ma è la stessa generazione che conta migliaia di ragazzi che pur di trovare un lavoro accettano di andare via di casa, via dal loro Paese o che con una laurea sudata in mano fanno i commessi o i camerieri. E’ la stessa generazione che si sta dando da fare per aiutare chi ha avuto la casa distrutta dall’alluvione e per restituire alla città in cui vivono tutta la sua bellezza.

Perché quando arriva il momento del bisogno stacchiamo la play, spegniamo il computer e scendiamo a dare una mano.

Giacomo Possamai

11/4/10 Commenti No Comments

Quando il futuro rischia di avere le ali recise

“Senza oneri aggiuntivi a carico della finanza pubblica”, queste sono le parole usate dal nostro ministro dell’istruzione Gelmini per descrivere la riforma dell’università che dovrebbe avvenire, secondo lei, nel nostro Paese.

SENZA-ONERI-AGGIUNTIVI. Senza inutili sprechi? No. Con un finanziamento proporzionale all’importanza del campo che si vuole riformare? Neanche. Ha proprio usato il termine onere: parola di cinque lettere che i dizionari della lingua italiana definiscono come “impegno gravoso senza adeguata ricompensa”. Niente male, dal momento che il soggetto in questione è l’Università e chi sta parlando è il Ministro dell’Istruzione. Stiamo quindi parlando della ricerca negli atenei e della formazione di noi giovani, del principale motore, cioè, che genera sviluppo in un Paese, del settore in cui, secondo il Trattato di Lisbona, si dovrebbe investire il 3% del PIL, mentre in Italia ne viene destinato lo 0.8% (media europea 1,2%).

Un paese strano, l’Italia. Abbiamo un sistema universitario al 12° posto nelle classifiche mondiali, e occupiamo l’ottava posizione se parliamo di produttività e qualità dei ricercatori italiani (tra cui molti operanti in centri di ricerca all’estero, i soggetti della cosiddetta “fuga di cervelli”). Tuttavia, abbiamo una media di 1 insegnante ogni 20 studenti (a fronte di una media europea di 1 su 15), e investiamo appena 8.500€/studente all’anno (contro i 13.000€ medi del resto dell’Europa).

In questo panorama, la riforma universitaria si propone di ridurre il fondo di finanziamento ordinario, obbligando inoltre gli stessi atenei alla riduzione (in molti casi addirittura al blocco) del turn-over, causando così la riduzione del corpo docente e diminuendo ancora di più, per un neoricercatore, le possibilità di venire assunto con un contratto stabile.

Non si capisce insomma, come questa riforma possa migliorare la formazione degli studenti universitari, ma, quando sento parlare di tagli all’università, mi si imprime nella mente l’immagine di una forbice che recide le ali di una colomba, impedendole di spiccare il volo. Bè, se quelle colombe siamo noi giovani, non so voi ma io le piume per volare verso il mio futuro le voglio tutte!

Sonia Pinton

11/4/10 Commenti No Comments