Il Veneto ha perso la sfida olimpica. E la Lega dov’era?

Doveva essere la sfida olimpica per eccellenza. Roma contro Venezia. Rispettivamente banchieri e grand commis sponsor vs. un drappello di ricchi imprenditori e politici agguerriti. Le due città si contendevano la candidatura ai prossimi Giochi Olimpici. L’occasione sarebbe stata il 2020. Sarebbe, perché pochi giorni fa, il Consiglio Nazionale del Comitato Olimpico, riunitosi presso la Sede del Coni, ha bocciato il suggestivo capoluogo veneto. 5,3 contro i 9,2 voti della capitale a fronte di una serie di molteplici valutazioni: spazi più ampi, maggiore capacità ed esperienza organizzativa, strutture già, oltre ad impianti già costruiti o in fase finale di costruzione, più poli per le gare, maggiore ricettività alberghiera

«Il Consiglio nazionale del Coni delibera la città di Roma quale città italiana candidata ad ospitare la XXXII edizione dei Giochi Olimpici Estivi e la XVI edizione dei Giochi Paralimpici del 2020», riportano i comunicati stampa nell’immediato. L’intento era quello di candidare una città italiana per vincere… non solo ed esclusivamente per partecipare, ma già poco dopo, di labbra in labbra, rigorosamente verdi e padane, volano parole come “Roma ladrona” accompagnata dal nuovo slogan “Ora ci hanno rubato pure le Olimpiadi”, sulla scia delle dichiarazioni del senatore Giuseppe Leoni. A sostenere questa scelta ci sono anche i sondaggi, secondo i quali, il 60 % degli italiani preferirebbe le gare nella capitale. Eppure, alla delusione veneziana, si affianca anche la sconfitta leghista. Dov’erano i tanti senatori verdi, i tanti “Giuseppe Leone”? Dov’erano quelli che dichiaravano a voce alta “Parliamoci chiaro, con noi ci sono gli imprenditori veri, quelli che ci mettono gli –schei-, il denaro, gente pronta a cogliere le opportunità ma anche a sostenere il territorio in un’occasione storica quale le Olimpiadi”? La lobby più organizzata ed agguerrita questa volta non è riuscita nell’intento. Dura è infatti la reazione in Regione Veneto, in cui si è convinti che tale evento altro non sia se la riprova che a Roma, quattro amici decidono poi le soluzioni a livello nazionale. Luca Zaia non manca di precisare ed avvertire che dal Nord non arriverà neanche un centesimo dedicato alle Olimpiadi, vista la scelta. Amarezza senza dubbio si assapora trasversalmente in tutti gli schieramenti politici veneti, ma ora non c’è spazio per le polemiche. La bocciatura si fonda solo ed esclusivamente su requisiti tecnico-scientifici. In extremis Umberto Bossi propone i Giochi acquatici in laguna, quasi a calmare i “suoi”. Dov’era e dov’è la Lega? Dov’era la sua potente macchina di lobby? Perché tentare il salvataggio in corner e non esser obbiettivi ed oggettivi una volta tanto?

Roma e Venezia… entrambe città stupende e senza tanto campanilismo, noi democratici, dopo il 19 maggio, indistintamente tifiamo per Roma così come ogni romano avrebbe tifato Venezia, se la città lagunare avesse vinto questo confronto. E’ la logica di qualsiasi sfida a due… senza se e senza ma!

Barbara Michelin

23/05/2010 Italia Commenti

2 commenti

  • rigoni giuseppe scrive:

    La lega era a pranzo con i Romani

  • enzucciu scrive:

    Io no mi fascerei più di tanto la testa. Ancora tremo alla sola idea di vedere ulteriormente scempiato quello che resta del povero territorio veneto martoriato, e stappo spuante italiano per festeggiare il pericolo scampato dalle finanze pubbliche. C’è chi dice che ad affossare la Grecia e la Spagna abbiano contribuito anche le enorme spese (alla lunga risultate improduttive) sostenute per organizzare olimpiadi e altri grandi eventi similari. Andate a vedere a Torino quante enormi megastrutture costate miliardi di euro rimangono ora inutilizzate.
    Vogliamo cominciare a pensare ad un muovo modello di sviluppo e di decrescita invece che rimpiangere le mancate colate di cemento?

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