La fine dell’informazione, la fine della giustizia
318 si contro 224 no: passa infine alla Camera il ddl sulle intercettazioni, dettato dai soliti criteri di egoismo e superficialità che caratterizzano l’azione legislativa del governo Berlusconi. Non si perde mai occasione per fare di tutta un’erba un fascio: il decreto che ora passerà facilmente anche al Senato nasce dall’esigenza (condivisibile o meno) di certi personaggi pubblici, come il Premier, di evitare la diffusione di scandali e fatti privati sulle principali testate giornalistiche, ma forse ancor più dalla preoccupazione che eventuali reati commessi da personaggi pubblici vengano conosciuti e difficilmente poi insabbiati.
Le intercettazioni vengono fortemente limitate nella loro funzionalità ai pm e non importa quanto si siano dimostrate utili nel prevenire reati gravi con pene superiori ai 5 anni, come ad esempio delitti contro la Pubblica amministrazione, o per droga, contrabbando, spaccio di armi ed esplosivi, minacce, usura, molestie anche telefoniche, diffusione di materiale pedopornografico, mafie varie. I magistrati dovranno infatti dimostrare la sussistenza di «evidenti indizi di colpevolezza» per poter procedere (e non potranno procedere contro ignoti), mentre è previsto il carcere per chi, fra i media, osi violare il divieto di pubblicazione o si spinga oltre il parziale riassunto dell’indagine di cui è permessa la divulgazione. In poche parole: bavaglio alla stampa e impossibilità e rallentamenti per le autorità giudiziarie di mettere un telefono sotto controllo. È perseguito chi fa il mestiere di giornalista più di quello che delinque. È questa quindi la “sicurezza” sbandierata in campagna elettorale che il centro-destra ha cavalcato per vincere le elezioni?
Da segnalare, purtroppo, che il voto segreto richiesto dal PD ha evidenziato 20 deputati di opposizione che hanno votato il ddl, nonostante le forti proteste in Aula. Il dubbio è che qualche parlamentare si sia staccato dalla linea di ferma contrarietà al decreto espressa ufficialmente dal PD, di cui possiamo andare fieri.
Il Presidente della Repubblica Napolitano ha annunciato che esaminerà il testo. Vedremo.
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